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FUOCO E FIAMMA

La vittoria e i tempi di Trump

Trump ha ragione quando disegna un panorama in cui l’Iran è perdente secondo tutti i criteri

President Donald Trump, center, walks from Air Force One at Morristown Municipal Airport in Morristown, N.J., Friday, July 31, 2026, from Camp David, the presidential retreat. (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Una delle mille cose che i miliardi di spettatori della guerra con l’Iran si sono abituati a vedere è il tono beffardo con cui il regime degli ayatollah tratta Trump, il suo nemico principale. Anzi: al tono addolcito di Trump che vuole mettere in pausa la guerra, i pasdaran rispondono con una tessitura di messaggi aggressivi: nessuna trattativa; non c’è nessuna ragione finché il blocco navale di Hormuz continua di «affermare che lo Stretto è una strada sicura». Si aggiungono altre finezze: la risposta alla battuta di Trump sulla partita a scacchi, di essere giocatori professionali; il cambio della guardia per cui il consigliere strategico del capo supremo diventa Mossem Rezai, pasdaran fra i responsabili dell’eccidio dell’Amia nel 1994, in cui furono uccise 85 persone al centro ebraico di Buenos Aires. Ma la dichiarazione più significativa è geopolitica: l’accordo fra Pakistan, Turchia e Arabia Saudita segna una svolta. Gli alleati del nemico mostrano di aver perso fiducia negli Usa, l’accordo è un gesto antiamericano e antisraeliano. Trump ha ragione quando disegna un panorama in cui l’Iran è perdente secondo tutti i criteri: leadership ed economia distrutte; frammentazione del sistema di proxy e armi letali; spezzettamento del sistema atomico. Eppure come una formica malata, invece di nutrire il suo corpo sociale, il regime rafforza solo se stesso e lo fa col terrore e usando i fondi che comunque il mondo islamico e lo sfondo russo-cinese-coreano gli forniscono per seguitare a costruire armi, attacchi, alleanze aggressive (Hezbollah e Hamas vengono rimpinzati). Questo, per chi come Trump gioca su tempi lunghi è pericoloso. E ancora di più lo è per Israele. Non è stato bombardato dall’Iran in questi mesi, ma è un’opzione eventuale. Trump che persegue l’obiettivo di eliminare dalla scena il pericolo iraniano e colleziona rifiuti e sberleffi, deve guardare all’arma del tempo. Novembre è lontano e gli iraniani lavorano in fretta, proprio perché Trump non ha mai cambiato il suo giudizio sul regime più malato e pericoloso del mondo.

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