Altro che tregua. Né energetica, né tantomeno sul campo. Anzi, da più parti emerge il rischio di una potenziale escalation per via delle minacce, ibride e non solo, che arrivano da Mosca. Eppure qualcosa si muove, con possibili canali di dialogo (anche se non diretti) che si aprono e la novità rappresentata dal via libera americano alle sanzioni contro la Russia, che fanno infuriare il Cremlino. Mentre Kiev rimane sotto costante attacco da parte delle forze russe.
«Ci stiamo preparando per l’incontro tra il presidente Zelensky e il presidente Trump a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e credo che uno dei principali risultati di questo incontro potrebbe essere il raggiungimento di un cessate il fuoco nel settore energetico e nel Mar Nero», ha detto il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. Un obiettivo e una speranza perché fino a ieri Mosca ha continuato a martellare le città ucraine. Missili e droni sono stati lanciati contro la capitale ucraina in oltre 10 zone differenti della città. Tra le decine di feriti, anche una bambina di 10 anni e un bambino di 12. Di contro Kiev continua a colpire obiettivi russi ben lontani dal confine. «Stiamo preparando nuove operazioni a lungo raggio», ha detto Zelensky, rivendicando gli ultimi raid contro raffinerie e aziende. Mentre in soccorso a Kiev arrivano anche gli Stati Uniti, con il via libera al primo pacchetto di sanzioni a Mosca da quando Trump è presidente. Dopo il Senato anche l Camera ha approvato il «Graham Act», in onore del suo promotore, il senatore Lindsey Graham morto lo scorso 11 luglio. »«Il mio amico, il senatore Graham, era fermamente convinto che un’azione mirata e coordinata su entrambe le sponde dell’Atlantico potesse fare la differenza nel porre fine alla guerra. Spero che questa importante opportunità venga colta», ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Rabbia invece arriva dal Cremlino che parla di «azione ostile» per sanzioni che «renderanno sicuramente più difficili gli sforzi per trovare una soluzione pacifica in Ucraina», ha avvertito il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. Risposta a chi, anche a casa nostra, si prodiga a dire che le sanzioni alla Russia non servono a nulla.
Sull’allerta guerra ibrida che cresce di giorno in giorno, è stato accertato e confermato che il drone abbattuto in Lituania da due caccia italiani era russo. E ieri, altri due caccia della nostra aeronautica sono decollati per scortare due jet russi che avevano sconfinato sui cieli lituani. Il premier polacco Tusk, che oggi sarà a Kiev, lancia l’ennesimo allarme. «La Russia ha piani per attacchi ibridi con droni e missili contro i Paesi che sostengono l’Ucraina». «La Nato non sarà intimidita. Manterremo l’Ucraina forte, affinché la pace possa prevalere», ha chiosato il segretario della Nato Rutte. In questo caos, la Russia si appresta a dare prova della sua grande democrazia. L’esclusione dalle liste di Jabloko, unico partito di opposizione e anti-guerra accreditato dai sondaggi al 24,6% e per questo fatto fuori, non basta allo Zar. Il voto per la Duma si appresta ad essere un’enorme farsa in cui Putin vuole depotenziare anche i partiti alleati al suo Russia Unita, che non si sa mai. Proprio mentre Zhanna Nemtsova, figlia dell’oppositore dello Zar Boris Nemtsov assassinato a Mosca nel 2015, è stata raggiunta da un mandato d’arresto. Altra prova di democrazia.
