Un colpo catastrofico per le forze governative yemenite, per l’Arabia saudita che le sostiene e per gli approvvigionamenti energetici mondiali. L’avanzata degli Houthi nello Yemen, le mani armate dei «Partigiani di Allah» sostenuti dall’Iran che si sono allungate sullo Stretto di Bab el-Mandeb e sul Mar Rosso, e gli attacchi ai siti strategici del Regno Saudita sconvolgono ancor di più la geopolitica e il mercato dell’energia, già funestati dalla guerra Usa-Iran per il controllo dello Stretto di Hormuz. L’ultima «bomba» che piomba sul comparto energetico è l’indiscrezione sull’oleodotto Est-Ovest, cruciale per spostare e garantire le esportazioni di petrolio del Regno di Mohammed Bin Salman (Mbs) verso il Mar Rosso e bypassare Hormuz. Lo strategico corridoio terrestre rimarrà in gran parte fuori servizio per diverse settimane a causa degli attacchi degli estremisti sciiti. La soffiata è stata raccolta dall’Ap tramite due funzionari della regione. Tanto basta per far schizzare il Brent poco sotto i 108 dollari al barile e il gas a 82 euro al megawattora al Ttf di Amsterdam. Una conseguenza che peserà sui consumatori e sulle cancellerie internazionali e su cui incide la decisione, seppur temporanea, di Donald Trump di evitare raid aerei in sostegno all’Arabia saudita. Non a caso Mbs ha incontrato ieri il capo di Centcom, il Comando Usa per il Medioriente, e sarà oggi al Cairo dal presidente egiziano Al Sisi, che sta valutando l’ingresso nella «Nato islamica» nata con il patto tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Qualcosa potrebbe cambiare, mentre il presidente americano attacca il predecessore Joe Biden, definendolo il responsabile dell’aumento del prezzo del petrolio, e rassicura: «Crollerà»
L’avanzata degli sciiti
I ribelli yemeniti confermano di aver conquistato, oltre a Perim, all’imbocco dello Stretto di Bab el-Mandeb, anche le due isole, Hanish Minore e Hanish Maggiore. Puntano adesso a Marib, ultima roccaforte delle forze anti-Houthi a est della capitale Sana’a, e città che ospita i più grandi giacimenti di gas e petrolio dello Yemen. La sua conquista potrebbe decidere le sorti della guerra. Violenti scontri sono in corso anche a Taiz, snodo cruciale per armi e rifornimenti tra l’entroterra e la città portuale di Aden, all’imbocco del Mar Rosso. Per difendere queste aree, i sauditi avrebbero lanciato 129 raid in 48 ore. A cui gli Houthi avrebbero risposto con missili e droni sull’Arabia saudita, compresa la base di King Khalid. Nel mirino anche Taif, in cui è di stanza parte del contingente militare italiano della Task Force Arabia. Per l’Oms la crisi umanitaria è grave: i morti sono oltre 3mila e gli sfollati più di 93mila.
Hormuz e il nucleare
Una petroliera battente bandiera panamense ha colpito una mina navale mentre navigava nelle acque meridionali dello Stretto di Hormuz, provocando un’esplosione e un
L’Iran nega l’evidenza, cioè qualsiasi coinvolgimento nel conflitto. Ma a causa della crisi, la riunione su Hormuz prevista per ieri in Oman è stata rinviata.
L’Austria si è inoltre rifiutata di concedere il visto al capo dell’agenzia nucleare iraniana per una riunione dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica dell’Onu. Il regime attribuisce la responsabilità agli Stati Uniti. Intanto il capo dell’Aiea, Rafael Grossi, si dice preoccupato dell’assenza di informazioni sul nucleare di Teheran.
