Gli ultimi eventi che in queste ore fanno lavorare tutti i commentatori del mondo con la testa fra le mani in realtà hanno poca consistenza fattuale; e invece hanno forza filosofica. Donald Trump ha detto che stava per attaccare in modo definitivo l’Iran, ha messo Israele in massima allerta, dall’aviazione allo Shabbach alla gente pronta a correre nei sotterranei, poi alle cinque di mattina ha detto che esisteva un «perimetro di pace» per lo Stretto di Hormuz e per il nucleare. Poi l’Iran ha negato. L’Irna, la Fars, tutte le agenzie iraniane trattano gli Stati Uniti da idioti e da vinti. Ma sono sciocchezze: Trump era pronto, con Israele, ad un attacco che aspetta il momento giusto; l’Iran è a pezzi ma non può, data la sua ideologia, mettere da parte le scelte delle Guardie della Rivoluzione, che comandano quello che resta, anche se al ministro degli esteri Abbas Araghchi piacerebbe. Non è successo niente che salvi l’Iran, umili Trump, pieghi Israele: Trump ha solo fermato per motivi forse legati anche al principe saudita Mohammad Bin Salman una guerra lunga che è tuttavia in corso, gli aerei americani affollano l’aeroporto Ben Gurion, Hormuz vedrà altre esplosioni, seguiranno attacchi ai Paesi del Golfo e poi si vedrà, forse dopo il voto di midterm. Per la grande pace con Hamas, di nuovo: la storia coagula e disfa la sabbia, non è successo niente. La linea gialla è sempre più gialla (anche nella realtà brucia al sole), l’esercito non si ritira né smette di cercare di ripulire Gaza da covi, armi, uomini di Hamas, mentre non si afferma nessun governo «tecnocratico» palestinese: nessuno da quella parte ha fatto sapere di essere contro Hamas. I kibbutz appena ripopolatisi si svuoterebbero tutti d’un baleno, la gente lo dice chiaramente. Ma la questione è intorbidita dalla filosofia: Israele ha inventato il termine «conceptia» per cui anche quando è chiaro che la pace non è all’orizzonte, la ripeti come spettacolo, la mostri al pubblico, vuoi credere che hai bisogno della pace perché una soluzione militare è impossibile. Ma la strada a volte, come con l’Iran o Hamas, è tracciata, non saranno mai partner. I valori e le norme della nostra storia danzano un minuetto controtempo rispetto alla guerra di civiltà in atto. Pensare che Trump non lo sappia e si faccia imbrogliare è davvero impossibile; e anche Israele non ha chiuso i rifugi, e chissà che cos’altro. Per la soluzione, vanno messe da parte le scelte delle Guardie della Rivoluzione, che comandano quello che resta.

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