New York Gli alleati mediorientali degli Stati Uniti convincono Donald Trump a dare un’altra possibilità alla diplomazia e il presidente americano sospende il nuovo minacciato attacco contro l’Iran. In un post su Truth, il tycoon spiega di aver «accettato di ritirare il raid» a patto che si arrivi «ad un rapido accordo sulla totale riapertura dello Stretto di Hormuz e sulla fine della minaccia nucleare da parte della Repubblica islamica». Trump ha cambiato rotta dopo aver sentito il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e dopo che l’Iran ha parlato con Riad e con i mediatori Pakistan e Turchia. Il comandante in capo insiste sul fatto che gli Stati Uniti sono ancora «pronti all’azione e pronti a colpire l’Iran con livelli di terrore, forza e potenza militare mai visti dalla Seconda Guerra mondiale», ma nonostante questo, «ci è stato chiesto da Teheran e da altri Paesi del Medioriente di sospendere qualsiasi attacco nei perimetri di un accordo che è stato raggiunto». «In base a questa richiesta - prosegue - ho accettato per il futuro beneficio del mondo e per la sopravvivenza di un Iran prospero e di successo, di annullare l’attacco, a condizione che si arrivi rapidamente a un’intesa. Israele si unisce a me in questo impegno. Mettetevi al lavoro, tutti, e portate a termine l’operazione».
Nonostante questo, stando a quanto rivela un diplomatico iraniano al Wall Street Journal, i funzionari di Teheran sono consapevoli della «vulnerabilità politica» di Trump e intendono sfruttarla, se necessario, in vista del voto di midterm di novembre. «Qualora la diplomazia dovesse fallire, l’Irgc (i pasdaran) sta valutando attacchi preventivi anche in assenza di un’offensiva americana», spiega. I media sauditi invece confermano che bin Salman, in una telefonata con Trump, ha sottolineato «la necessità di dare priorità al dialogo per allentare le tensioni e l’importanza di compiere ogni sforzo possibile per raggiungere una tregua che apra la strada a soluzioni diplomatiche». Il principe ereditario ha detto al presidente Usa che raggiungere un accordo impedirebbe alla regione «di essere coinvolta in un conflitto più ampio, le cui ripercussioni comprometterebbero la sicurezza e la stabilità regionale e internazionale». Il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi, in una conversazione telefonica con l’omologo di Riad Faisal bin Farhan, assicura però che sono pienamente pronti a salvaguardare la propria sovranità, integrità territoriale e sicurezza: «Qualsiasi azione ostile da parte degli Stati Uniti e di Israele, o la complicità di Paesi della regione, incontrerà una risposta proporzionata». Mentre l’agenzia iraniana Mehr smentisce subito, definendola una «menzogna», l’affermazione di The Donald secondo cui è stata Teheran, insieme ad altre Nazioni del Medio Oriente, a chiedere di rinunciare ad altri blitz. Per Axios, i mediatori del Qatar hanno avuto colloqui separati con Araghchi, funzionari dell’Oman e l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff nel tentativo di trovare un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz: alcune fonti riferiscono che sono stati compiuti dei progressi, ma non è chiaro se siano sufficienti a disinnescare la crisi. E anche in questo caso, l’agenzia Fars, affiliata ai Guardiani della rivoluzione, afferma che «non è stata raggiunta alcuna intesa per la riapertura dello Stretto», che rimarrà chiuso finché continueranno le «azioni ostili» di Washington.
