Secondo immagini satellitari di provenienza cinese, gli Stati Uniti avrebbero schierato nuovamente in Giappone i lanciatori terrestri “Dark Eagle” in grado di utilizzare missili ipersonici e da crociera facenti parte del sistema “Typhon”.
I presunti missili si troverebbero presso la base aerea di Kanoya, nella prefettura di Kagoshima, e le immagini mostrano veicoli di lancio, un centro operativo della batteria ed elementi di supporto compatibili con un'unità di lancio “Typhon” pienamente operativa, posizionata nel cuore del Kyushu meridionale.
A differenza del primo dispiegamento del sistema in Giappone, avvenuto a Iwakuni a settembre 2025, questa posizione a Kanoya colloca i missili da crociera “Tomahawk” e da difesa aerea/antimissile SM-6 lanciabili dal sistema in una zona significativamente più vicina alla Cina continentale, riducendo i tempi di preavviso per qualsiasi potenziale conflitto nello Stretto di Taiwan o nel più ampio teatro del Pacifico occidentale.
Il dispiegamento, effettuato nell'ambito della Terza Task Force Multidominio con sede alle Hawaii, è stato annunciato a maggio 2026 ed è ora visivamente confermato in vista dell'esercitazione Orient Shield, prevista per settembre, e fa seguito alle esercitazioni Valiant Shield, svoltesi dal 22 giugno al primo luglio.
La “prima” a settembre del 2025
A settembre dello scorso anno l'esercito USA aveva schierato per la prima volta su suolo nipponico una batteria di “Typhon”, ovvero un sistema di lancio terrestre per vettori da crociera, da difesa aerea e ipersonici – quando questi ultimi saranno operativi – che è stato possibile mettere in servizio grazie alla fine del Tratto INF sulle forze nucleari intermedie avvenuta ufficialmente nel 2019, il quale proibiva a Stati Uniti e Russia non solo lo schieramento di lanciatori e vettori a medio raggio, ma anche il loro possesso nei propri arsenali.
In quella occasione, l'arma era stata portata alla base aerea dei Marines di Iwakuni per l'esercitazione Resolute Dragon, una manovra annuale coordinata dal Corpo dei Marines e dalle Forze di autodifesa terrestri giapponesi, incentrata sulla difesa di importanti aree marittime e sulla guerra multidominio.
Il sistema “Typhon” è composto da più componenti montati su camion e rimorchi ed è progettato per colmare il divario tra i missili di precisione dell'esercito e i missili ipersonici a lungo raggio.
Allora, le forze USA non hanno effettuato tiri né col “Typhon” né con altri sistemi portati in Giappone per le esercitazioni durate circa due settimane, al termine delle quali la batteria è rientrata negli Stati Uniti.
Una batteria di “Typhon” se armata col missile da crociera Tomahawk, è in grado di avere una gittata di circa 1700 chilometri, quindi se posizionata in Giappone è in grado di poter colpire relativamente in profondità in territorio cinese.
Maggiore deterrenza nel Pacifico occidentale
L'inizio del dispiegamento del “Typhon” nello scacchiere del Pacifico occidentale era cominciato nelle Filippine, quando nel 2024 una batteria era stata schierata per partecipare all'esercitazione Salaknib 24, ad aprile di quell'anno. Da allora, il governo di Manila ha richiesto espressamente lo schieramento di questi vettori in via permanente sul proprio territorio ma sino a oggi gli Stati Uniti si sono limitati a effettuarlo in modalità rotazionale.
Lo stesso meccanismo è ora stato inaugurato in Giappone: per il secondo anno consecutivo le forze Usa hanno dispiegato il “Typhon” su suolo nipponico, evidenziando così una maggiore politica di deterrenza nei confronti della Cina.
L'allargamento della deterrenza missilistica statunitense in quello scacchiere risponde ai timori degli alleati regionali degli Usa davanti a una Cina sempre più aggressiva: in particolare è con le Filippine che Pechino sta aumentando la pressione militare e paramilitare per le note diatribe territoriali nel Mar Cinese Meridionale, che vedono la Cina avanzare rivendicazioni su atolli che rientrano nella Zona Economica Esclusiva (Zee) filippina.
Anche Tokyo sente la medesime pressione per quanto riguarda le isole Senkaku, rivendicate da Pechino, e per le maggiori intrusioni e movimenti di forze militari aeree e navali cinesi intorno al suo arcipelago.
Inoltre, a portare il Giappone su politiche che vedono nello strumento militare l'unico mezzo di deterrenza efficace verso l'ingombrante vicino, è la maggiore attività cinese intorno a Taiwan e la poderosa politica di potenziamento e ingrandimento dello strumento militare di Pechino, che nel recente passato vede l'aumento dei silos di lancio di missili balistici e il varo di numerose unità navali da guerra.
Bisogna anche considerare il mutare della tipologia delle esercitazioni militari cinesi, che a partire dallo scorso anno vedono una particolare attenzione alle operazioni anfibie, con simulazioni di sbarchi in quello che con ogni probabilità potrebbe essere il teatro taiwanese.
Washington, a discapito di una politica estera più votata alla difesa dell'emisfero occidentale, e a discapito di toni diplomatici molto tranchant nei confronti degli alleati – Taiwan compresa – riguardo le spese per la difesa, non ha intenzione di diminuire la propria presenza nello scacchiere del Pacifico occidentale, sacrificando però altri teatri considerati del tutto secondari come quello europeo.
Le contingenze date dal conflitto nel Golfo Persico stanno però limitando l'efficacia di queste deterrenza dato il numero di assetti Usa coinvolti e dato il dispendio di risorse (su tutte i missili da crociera di vario tipo e quelli da difesa aerea).
Questo punto, per inciso, chiarisce anche il perché la Casa Bianca abbia fatto di tutto per coinvolgere i suoi alleati europei nel conflitto contro l'Iran. Le medesime contingenze pongono però una riflessione: sebbene le forze armate Usa siano ancora qualitativamente superiori rispetto a quelle di altri attori internazionali ritenuti ostili da Washington, esse hanno perso il vantaggio numerico e sono in seria difficoltà per quanto riguarda la vitale catena logistica di approvvigionamento, soprattutto quando si considera un teatro così lontano come quello del Pacifico occidentale.
Questa difficoltà, che il Pentagono sta cercando di colmare, è ben nota tra le autorità politiche e militari cinesi, e proprio per questo l'ombra di un'azione di qualche tipo – molto probabilmente nel contesto della guerra ibrida – per occupare Taiwan o per isolarla dalla sfera “occidentale” si allunga sempre di più.
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