La pace ha un calendario. La guerra, invece, non ha orari. Si dà appuntamento oggi a Bruxelles, ad Abu Dhabi il 10 e l’11 novembre, convoca ministri, emissari, generali, mette in fila dichiarazioni e garanzie. Poi arrivano bombe, blackout, Interruzioni del servizio idrico, e il calendario finisce sotto le macerie. È questa la fotografia dell’Ucraina, nel giorno in cui la diplomazia torna a battere un colpo, ma il fronte continua a rispondere con il rumore delle esplosioni.
Il primo banco di prova sarà Abu Dhabi, dove Usa, Russia e Ucraina torneranno al tavolo trilaterale per discutere garanzie di sicurezza, de-escalation e possibili tregue nel settore energetico e nel Mar Nero. Mosca ha confermato la propria partecipazione. Zelensky guarda ai colloqui con cautela: accusa il Cremlino di aver risposto alle proposte di tregua con una nuova ondata di bombardamenti, bacchetta Washington, «non è più garante della sicurezza mondiale, Trump tuttavia ha influenza su Putin, spero si concentri sulla distensione», e insiste sulla necessità di una pace duratura, sostenuta ai tavoli negoziali anche da Bruxelles, «che è più forte di Mosca», non di una pausa che consenta alla Russia di riorganizzarsi militarmente. Lavrov rovescia l’accusa: la tregua chiesta dall’Europa serve solo a far riarmare l’Ucraina. Ha quindi confermato il prosieguo degli attacchi alle infrastrutture (ieri ko altre 3 centrali, stop a bus e metro) per proteggere i confini russi, invitando i soldati ucraini a deporre le armi.
In occasione della sua visita a Berlino, Zelensky ha definito priva di utilità qualsiasi telefonata con Putin, «anche perché noi non ci arrendiamo». Nella stessa circostanza, il cancelliere Merz ha riaffermato il sostegno della Germania all’Ucraina, concentrato su difesa aerea e risorse energetiche, sottolineando che nessun accordo sarà possibile senza il coinvolgimento diretto del presidente ucraino. Il 19 novembre la capitale tedesca ospiterà una nuova riunione dei Volenterosi, mentre oggi a Bruxelles si confronteranno Usa, Nato, Francia, Germania, Regno Unito e Banca Mondiale, per definire garanzie di sicurezza per l’Ucraina e una comune strategia diplomatica per il dopoguerra. Da Washington, Melania Trump annuncia per domani alla Casa Bianca un incontro con rappresentanti russi e ucraini e una dichiarazione sulla tregua a Oleshky. Il Cremlino dice di non esserne informato.
Sul terreno si prepara l’esercitazione della Forza multinazionale: 2.800 militari di dieci Paesi europei, guidati da Francia e Regno Unito, si addestreranno in Polonia in vista di un eventuale cessate il fuoco. La Turchia testerà invece le capacità di sminamento nel Mar Nero. Tensione in Polonia: Varsavia schiera le forze speciali al confine con Kaliningrad contro il rischio sabotaggi, ma è rientrata l’emergenza negli aeroporti della capitale e di Modlin dopo allarmi bomba su due voli. Komyshuvakha è diventata una cicatrice aperta sulla mappa ucraina: l’attacco di lunedì a un centro umanitario ha provocato 33 morti, 50 dispersi e lo sdegno dell’Onu. Nel frattempo l’ex portavoce di Zelensky, Yulia Mendel, è stata accusata di alto tradimento per attività sovversive. Kiev intanto avvia un’indagine dopo accuse di tortura ai danni dei disertori dell’esercito.
