Gli Stati Uniti tentano nuovamente di rilanciare il piano di pace per Gaza ed esortano Israele a fermare gli attacchi nell’enclave palestinese, ma Benjamin Netanyahu non arretra, frena sul ritiro dalla Striscia e chiede prima il disarmo di Hamas. Il premier lo ha ribadito nell’incontro di oltre quattro ore a Gerusalemme con Jared Kushner, genero e inviato del presidente Donald Trump, arrivato in Israele dopo i rari colloqui avuti nel fine settimana con il leader di Hamas in Egitto. Con Kushner c’erano anche il direttore esecutivo del Board of Peace Nickolay Mladenov e l’ex premier britannico Tony Blair, consigliere dell’organismo creato dal tycoon, e lo stesso Trump ha affermato in un’intervista a Fox News che «sarebbe meglio se gli israeliani non attaccassero Gaza», assicurando che «Hamas ha accettato di deporre le armi».
Kushner ha sollecitato il Bibi a procedere con il piano di cessate il fuoco e a «non creare ostacoli». Mentre l’ufficio di Netanyahu ha parlato di «discussioni approfondite e costruttive. È stato concordato di istituire
due gruppi di lavoro: uno sul disarmo e la smilitarizzazione di Gaza, che sia Israele sia il Board of Peace ritengono debba essere completato rapidamente prima di qualsiasi ricostruzione a Gaza; e un secondo gruppo di lavoro che si concentrerà sui servizi igienico-sanitari, sull’acqua potabile e su altre questioni di salute pubblica per la popolazione della Striscia, che hanno un impatto anche su quella israeliana». «La parte israeliana ha chiarito durante l’incontro che non verrà concesso nulla che possa spianare la strada a uno Stato palestinese», ha però riportato Ynet citando una fonte israeliana presente al summit, e precisando che «gli americani sono determinati a continuare il piano, ma per Netanyahu la prova sta nell’effettiva consegna delle armi da parte di Hamas».
Il rinnovato sforzo diplomatico arriva mentre il premier affronta crescenti pressioni interne in vista delle elezioni di ottobre, anche da parte della fazione di estrema destra su cui si regge il suo fragile governo di coalizione. Nel fine settimana l’influente ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha condannato gli sforzi per la pace e ha invocato
l’uccisione «mirata di 30 o 40» persone a Gaza ogni notte. «Non è un segreto che io sia in disaccordo con il primo ministro - ha spiegato riferendosi alla riduzione delle operazioni dell’Idf a Gaza - Penso che nella Striscia debbano essere effettuate uccisioni mirate, eliminandone 30 o 40 ogni notte. Non soltanto coloro che rappresentano una minaccia immediata: lì ci sono persone che non sono esseri umani, non meritano di vivere. Non sono nemmeno persone, faccio loro un complimento definendole persone». Mentre Trump riguardo il voto ha definito «non appropriato che interferisca nelle elezioni, ma potrei sostenere un candidato». Hamas, intanto, ieri ha accolto con favore una dichiarazione congiunta di Emirati Arabi Uniti, Qatar, Giordania, Indonesia, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto, nella quale si condanna il rifiuto di Israele della tabella di marcia.
