Si vis pacem, para bellum. Se nel Vecchio Continente la pace, ad oltre quattro anni dall’inizio del conflitto in Ucraina, continua a latitare, nelle principali capitali dell’Europa occidentali proseguono senza sosta i preparativi per un eventuale conflitto con Mosca. Uno scenario catastrofico che, pur essendo contenuto nell’alveo dei peggiori dei mondi possibili e complice il disinteresse dell’America di Trump per la sicurezza degli alleati transatlantici, non può essere scartato del tutto. Ad ulteriore riprova della credibilità del pericolo di un confronto tra Europa e Russia vi sono le recenti accuse lanciate dal cancelliere tedesco Merz per gli attacchi ibridi della Federazione in Germania e la predisposizione da parte del governo britannico di una campagna di informazione per potenziare la resilienza nazionale in vista di un sempre più probabile assalto russo.
È su questo sfondo che si registra l’allarme di pianificatori della difesa che lavorano con la Nato secondo cui se scoppiasse la guerra con la Federazione, l’Europa non potrebbe sostenere una guerra di attrito prolungata a causa della scarsa preparazione bellica dell’opinione pubblica. La conclusione degli esperti, riportata dal Guardian, è emersa durante una conferenza sul futuro del coordinamento militare europeo tenutosi nei giorni scorsi e organizzato dal Munich Security Conference.
Gli esperti intervenuti al forum hanno dichiarato che l’opinione pubblica del Vecchio Continente potrebbe non essere disposta ad accettare una guerra prolungata, costringendo l’Alleanza atlantica a concentrare i propri piani su un conflitto relativamente rapido. Ad inquietare gli analisti è la convinzione che Mosca stia vincendo la guerra ibrida con l’Occidente. Un diplomatico britannico citato in forma anonima dal quotidiano di Londra ha affermato che i vari inquilini al numero 10 di Downing Street non hanno fatto nulla per spiegare la portata della minaccia russa.
Nel corso della conferenza, svoltasi secondo regole che vietano l’identificazione del relatore, la portata della guerra ibrida, le potenziali conseguenze delle elezioni del prossimo anno (e l’ascesa dell’Afd in Germania) sui piani per un maggiore coordinamento della difesa europea sono stati definiti come “l’elefante nella stanza”. Su questi sviluppi incombe inoltre la decisione da parte di Washington sul dispiegamento delle proprie truppe, la quale nei prossimi mesi potrebbe confermare che ad occuparsi della difesa convenzionale del Vecchio Continente dovrebbero essere gli europei stessi.
Non è un caso che, in parallelo alle crescenti minacce geopolitiche, il Munich Security Conference promuova l’idea di una maggiore collaborazione tra le cinque principali potenze militari europee (Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito), il cosiddetto gruppo E5. Il presidente del Munich Security Conference, Wolfgang Ischinger, ha dichiarato che l’E5 offre un modo per includere tutti i Paesi europei con una significativa capacità industriale nel settore della difesa e potrebbe in seguito arrivare ad includere l’Ucraina “nel contesto di una tregua”.
