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Guerra

Usa-Iran, intesa più vicina. Ma ancora raid incrociati

Pakistan e Qatar confermano il riavvicinamento anche se Trump spara: “Resa incondizionata”. A Hormuz traffico al minimo. Una nave colpita dagli Houthi: 4 vittime

TOPSHOT - A sculpture overlooking the Strait of Hormuz is seen along the seafront in the port city of Bandar Abbas, in southern Iran on August 10, 2026. The US President signalled on August 9 that he was prepared to let economic pressure mount against Iran, apparently backing away from more military strikes after Tehran issued a list of demands for opening the Strait of Hormuz. His remarks came after Iran issued over the weekend a list of conditions to reopen the Strait of Hormuz, which has remained largely closed since the start of the Middle East war in late February. (Photo by Atta KENARE / AFP) /

«I segnali degli ultimi due o tre giorni indicano che gli Stati Uniti e l’Iran sono vicini a una sorta di accordo». Sono le parole incoraggianti del ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif. «La situazione si sta nuovamente evolvendo a favore di una intesa di pace», ha aggiunto Asif. Anche il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar nel corso di una conferenza stampa ha confermato che i colloqui tra l’Oman e l’Iran sul futuro del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz sono ormai giunti a una fase avanzata. Ma le schermaglie tra i due Paesi in guerra continuano. Donald Trump «ha scritto due parole all’inizio della guerra: “Resa incondizionata”. Questo era ciò che volevano da noi e, 20 giorni dopo, lo stesso nemico implorava di negoziare», ha sottolineato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Ma il presidente americano ha subito attaccato: «Nessuna carenza di missili», per l’Iran «le cose vanno male».

Intanto il traffico è ancora più congestionato nello Stretto di Hormuz, con solo sei navi che lo hanno attraversato lunedì, rispetto a una media di circa 130-140 prima della guerra. Nonostante ciò qualcosa si muove in senso positivo. Le quotazioni del petrolio invertono la rotta dopo le dichiarazioni del ministro della Difesa pachistano. Il Brent segna un calo dello 0,48 per cento a 87,3 dollari al barile. Anche il Wti arretra dello 0,27 a 81,91 dollari. Gira in negativo pure il gas naturale che scende sotto la soglia dei 59 euro.

La battaglia nei mari nel frattempo non si placa. Il governo filo-saudita che controlla parte dello Yemen ha accusato gli sciiti Houthi alleati dell’Iran, al potere nel resto del Paese, di essere responsabili dell’attacco compiuto nel Mar Rosso vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, contro la nave mercantile Tihamah, battente bandiera tanzaniana. Il bilancio è di 4 marittimi uccisi, 3 pakistani e uno indonesiano.

Secondo Reuters, se fosse confermato che il raid è degli Houthi sarebbero le prime vittime degli attacchi dei ribelli nello stretto. La nave è stata poi soccorsa da un’unità della marina dello Yemen che è stata a sua volta bersagliata da colpi di arma da fuoco: in questo secondo incidente tre militari yemeniti risultano essere rimasti feriti.

La guerra civile nello Yemen tra forze filo-saudite e milizie Houthi ha avuto nuove fiammate, dopo una tregua durata sostanzialmente per alcuni anni, in conseguenza degli attacchi di Usa e Israele contro l’Iran. Il 20 luglio gli Houthi hanno dichiarato un embargo marittimo contro l’Arabia Saudita nel Mar Rosso, minacciando la rotta che il regno utilizza per aggirare il blocco di Hormuz e aumentando la pressione sulle forniture di petrolio.

È la risposta a quello che hanno definito un assedio saudita. Riad nega che lo Yemen sia sotto assedio.

Ma non finisce qui. Una portacontainer, la Vela Nova, battente bandiera panamense, è stata colpita da un missile in un attacco al largo del Pakistan mentre navigava nel Golfo dell’Oman, secondo quanto riferito a Reuters da fonti della sicurezza marittima. Il Wall Street Journal ha riportato che l’imbarcazione è stata attaccata da un elicottero statunitense che ha sparato un missile Hellfire contro il timone dopo che questa aveva tentato di eludere il blocco navale statunitense contro le barche legate all’Iran nella regione. Non c’è stato alcun commento immediato da parte del Comando Centrale degli Stati Uniti.

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