Il direttore dell’Fbi, Kash Patel, è in missione in Russia oggi e domani, prima a Mosca e poi a San Pietroburgo. Per ora non trapela nulla sull’agenda di incontri, ma la visita è sicuramente gestita dell’Fsb, il servizio di sicurezza russo erede del Kgb. L’ennesimo schiaffo di Donal Trump al presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che vede come fumo negli occhi le sortite di alto livello americane a Mosca. Il 25 agosto era sbarcato in Russia il capo della Cia, John Ratcliffe, oltre ai viaggi dei mediatori Usa, Steve Witkoff e Jared Kushner, che al momento non hanno ottenuto nessuna svolta nei negoziati con il Cremlino per una via d’uscita alla guerra in Ucraina.
L’ultima volta di un capo dell’Fbi a Mosca era il 2013. La visita di Patel non può essere solo uno schiaffo a Kiev. Le ipotesi sulla missione non sono molte. Patel è un fautore della collaborazione con la controparte russa e cinese, ma non basta per giustificare una visita del genere. Sul piatto c’è l’Iran e le possibili operazioni coperte dei Guardiani della rivoluzione contro interessi americani nel Golfo e in Europa o sullo stesso suolo Usa. Vladimir Putin, però, potrebbe mollare il regime iraniano solo in cambio di una «vittoria» in Ucraina, magari di Pirro con la conquista di tutto il Donbass. Patel è stato coinvolto, anche prima di diventare direttore dell’Fbi, in scambi o tentativi di liberazione di prigionieri americani in Siria. La Federazione russa detiene diversi cittadini Usa per reati vari anche di droga e abusi su minori, ma una decina sono quelli in lista per un possibile scambio, compreso un ultrasettantenne che combatteva con gli ucraini.
La notizia della visita, trapelata in luglio, ma senza conferme ufficiali, è stata decisa da tempo e cade tre settimane prima delle elezioni di metà mandato negli Usa. Patel ha un pregresso, che sta scatenando i complottasti. Fra il 2017 e 2018 faceva parte dello staff della Commissione di intelligence del Congresso, che indagò sulla interferenze russe nel voto per il primo mandato di Trump alla Casa Bianca. Il rapporto conclusivo stabiliva che la Russia aveva messo in atto un’operazione di influenza volta a «minare l’ordine democratico liberale statunitense». Però aveva smentito il collegamento diretto con le elezioni presidenziali per favorire Trump. Non è stato un caso che verso la fine del primo mandato Patel sia stato inserito nel Consiglio di sicurezza nazionale. E al ritorno di Trump alla Casa Bianca viene nominato direttore dell’Fbi, che vola a Mosca alla vigilia di elezioni cruciali per il presidente americano.
