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Guerra

“Pulizia etnica in Cisgiordania”. Sanzioni ai coloni, rabbia Israele

La mossa di 12 Paesi: stop ai commerci con gli insediamenti. Accuse di Londra, Tel Aviv chiude il consolato britannico: “Affermazioni scandalose e false”. Tajani: “A decidere sia l’Ue”. Ira della sinistra

Palestinians inspect the damaged home of Abdul Karim Suleiman, who was killed during an Israeli military operation, in the West Bank town of Aqraba, southeast of Nablus, Tuesday, Sept. 8, 2026. (AP Photo/Majdi Mohammed) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

Le forze israeliane, supportate da mezzi militari e bulldozer, hanno fatto irruzione all’alba di ieri nella cittadina di Anata e nel vicino campo profughi di Shuafat, a nord-est di Gerusalemme Est. Le truppe di Tel Aviv avrebbero chiuso tutti gli ingressi dei due villaggi e annunciato il coprifuoco con altoparlanti. Durante le incursioni, l’Idf avrebbe perquisito abitazioni e negozi e arrestato diversi palestinesi. È un altro episodio che rende la situazione in Cisgiordania sempre più esplosiva e spinge anche gli alleati occidentali a passi mai fatti prima. Ieri Londra e altri 11 Paesi europei (fra questi non c’è l’Italia) hanno deciso di sanzionare i commerci con i coloni. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri inglese, Ed Miliband, segnando una svolta del governo laburista del nuovo premier Andy Burnham rispetto a quello precedente di Keir Starmer. Anche a costo di sfidare l’ira dello Stato ebraico e dell’amministrazione Usa di Donald Trump. Con la Gran Bretagna si sono schierati Francia e Canada, tra gli altri. Il nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani sottolinea la contrarietà degli italiani agli insediamenti israeliani, ma precisa: «Le decisioni siano prese dall’Ue». Ira della sinistra, con la segretaria del Pd, Elly Schlein, che chiede all’esecutivo italiano a unirsi agli altri Paesi.

Dura la replica del capo degli insediamenti dei coloni: «La decisione di Londra è antisemita». E poco dopo il ministro degli Esteri Saar ha annunciato la chiusura del consolato di Londra a Gerusalemme Est e l’espulsione di alcuni rappresentanti e funzionari britannici.

Intanto si allarga il conflitto in Medioriente. Gli Houthi yemeniti, sostenuti da Teheran, hanno attaccato quattro città nel sud dell’Arabia Saudita, alleata degli Stati Uniti, ferendo 73 persone e incendiando impianti petroliferi in quella che sembra essere una significativa espansione della guerra nella regione, iniziata sei mesi fa. Gli Houthi, che controllano gran parte delle aree popolate dello Yemen, inclusa la capitale Sana’a, hanno annunciato un’operazione su vasta scala nel territorio saudita. Hanno usato droni e missili per colpire una base aerea saudita nella città meridionale di Khamis Mushait e obiettivi della compagnia petrolifera statale saudita Aramco nella vicina Abha, a Najran, al confine con lo Yemen, e a Jazan, città portuale sul Mar Rosso che ospita una raffineria e una centrale elettrica.

I media controllati dagli Houthi hanno poi riferito che aerei da guerra sauditi hanno effettuato raid nel distretto di Jubah, a est di Sana’a, e nella provincia di Taiz, nel sud-ovest dello Yemen. Gli attacchi degli Houthi potrebbero aggravare l’impatto economico globale della guerra.

Riad guida da oltre un decennio una coalizione araba che combatte contro i ribelli yemeniti. La guerra si era calmata negli ultimi anni, ma il cessate il fuoco del 2022 è fallito, con gli Houthi che minacciano la navigazione all’imboccatura del Mar Rosso. Il governo yemenita, sostenuto da Riad, e cacciato dagli Houthi dalla capitale 12 anni fa, nel 2014, afferma di puntare ora a riconquistare tutto il territorio controllato dai ribelli filo-iraniani. Tutto ciò mentre gli scontri tra forze governative e Houthi negli ultimi giorni hanno provocato oltre 300 morti e 20mila sfollati. Il prezzo del petrolio intanto sale verso i 100 dollari al barile. Sembra che la de-escalation non sia impossibile, ma stia diventando molto difficile. Gli ultimi sviluppi potrebbero accelerare il coinvolgimento dell’Arabia Saudita nella guerra mediorientale.

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