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Guerra

Putin, altro bluff: “Pace possibile, ma Kiev non vuole e fa terrorismo”

Lo Zar apre al dialogo ma lo chiude subito. Attacco alla Germania: “Misure contro di noi?Grave errore”

epa13208498 Russian President Vladimir Putin speaks during a plenary session of the Eastern Economic Forum (EEF) at the Far Eastern Federal University (FEFU) on Russky Island, in Vladivostok, Russia, 03 September 2026. The 11th Eastern Economic Forum takes place in the Russian Far East city of Vladivostok from 01 through 04 September. EPA/VYACHESLAV PROKOFYEV/SPUTNIK/KREMLIN POOL MANDATORY CREDIT

Dire una cosa un giorno, il suo contrario il giorno seguente e nel frattempo fare un po’ di tutto in ulteriore contraddizione con quanto dichiarato. La linea schizofrenica portata del Cremlino è quella di un Paese in guerra da oltre quattro anni, che fa fatica ad uscirne e nel frattempo si è inimicato il resto del mondo, Paesi canaglia esclusi. E così, tra una minaccia di attacco militare alla Germania e un blitz ibrido qua e là, Putin si risveglia pacifista e dice che «ci sono possibilità per una soluzione del conflitto in Ucraina». Salvo poi spiegare che per colpa dell’Ucraina cattiva che addirittura osa difendersi e non accetta supina l’invasione russa, le trattative sono complicate.

Durante il suo intervento al Forum economico orientale di Vladivostok, lo Zar ha detto che «i contatti con l’Ucraina stanno continuando così come quelli con i rappresentanti dell’Amministrazione statunitense nominati da Trump per il dialogo con la Russia. E il dialogo sta funzionando». Putin evoca anche Donald Trump, «orientato a un lavoro positivo e costruttivo» visto che lui si dice «favorevole al pieno ripristino delle relazioni con gli Stati Uniti anche se non dipende solo da noi, ma dalla controparte americana». Il Putin che dice di voler la pace, dura solo pochi minuti perché subito dopo si scaglia ancora contro Kiev e il presidente Zelensky «colpevole» di aver dichiarato che i cieli russi non saranno più al sicuro grazie ai droni lanciati da Kiev in risposta ai raid russi. «È una manifestazione di terrorismo di Stato - attacca il presidente russo -. Questo complica certamente le possibilità di tenere colloqui di pace bilaterali». Ovvero quelli che lo stesso Putin ha sempre rifiutato e che ancora oggi nega possano mai tenersi. Linea schizofrenica, appunto.

Parole al veleno sono dedicate anche alla Germania, che ha denunciato senza filtri gli attacchi ibridi russi in Europa, come quello all’aeroporto di Lipsia, ed è quindi diventato il nuovo bersaglio della campagna del Cremlino. Non a caso, da quando Berlino ha fatto sapere di volersi fare carico della leadership dell’Alleanza stante il probabile disimpegno americano. «Con passi che a lui sembrano quasi duri, cerca di guadagnare qualche punto sul piano interno. Ma ci riesce in modo estremamente goffo, perché finora tutti quelli che negli ultimi anni hanno fatto esplodere qualcosa di tedesco erano ucraini», ha detto il portavoce Dimitri Peskov. Lo stesso Putin invece, aveva definito i nuovi provvedimenti anti-russi adottati dalla Germania, come la chiusura del consolato di Bonn e il rafforzamento dei controlli sugli accessi di cittadini russi, «un grave errore, figlio delle difficoltà di Merz». Perché della Russia, la colpa non è mai.

Lo Zar poi si lascia andare a previsioni poco realistiche, come quella legata alle raffinerie russe, sotto attacco da parte dell’Ucraina. Mentre numerosi video mostrano code chilometriche ai distributori di benzina, Putin dice che «le riparazioni procedono a un ritmo abbastanza rapido, credo che il restante 10 per cento lo ripristineremo nel più breve tempo possibile». Aggiungendo poi che «la crescita dell’economia della Russia continua e potrebbe essere superiore allo 0,6% previsto», quando gli indicatori reali mostrano un Paese in grande difficoltà e in economia di guerra ormai da anni, tanto da far crescere il malcontento popolare anche in quelle zone come Mosca e San Pietroburgo che finora non erano state lambite dalla guerra in Ucraina. Ma in Russia funziona così: dire tutto e il suo contrario e fare altro ancora. Che se da quelle parti sono obbligati a dire «sì», anche da noi c’è chi ci crede.

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