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Putin blinda i confini per evitare la fuga dall’arruolamento. Mosca, caos benzina

Lo Zar chiude le frontiere con Finlandia, Estonia e Lettonia. Carburante razionato

Putin blinda i confini per evitare la fuga dall’arruolamento. Mosca, caos benzina
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Crisi economica, crisi al fronte, crisi politica. Non è un bel momento per la Russia di Putin che, arrivata al quinto anno di guerra in Ucraina, vede le sue certezze sgretolarsi una dopo l'altra. E ora, alle prese con difficoltà sempre più grosse per la coscrizione di nuovi soldati da andare al fronte, sceglie di chiudere le frontiere con Finlandia, Estonia, Lettonia. Una decisione, ratificata con un ordine esecutivo già da ieri, è stata presa per evitare una nuova fuga di uomini in età da leva dal Paese ma non solo. E nasconde, nemmeno troppo, il quadro complessivo di problemi che attanaglia la Russia, tra le altre cose sempre più alle prese con la carenza di carburante.

Il governo di Mosca ha annunciato la sospensione a tempo indeterminato della circolazione di «persone, veicoli, beni e spedizioni commerciali» lungo la frontiera con l'Unione europea, bloccando di fatto sette punti di accesso o reingresso con Finlandia, Estonia e Lettonia, non a caso tre dei Paesi più preoccupati da un possibile espansionismo russo. Nel dettaglio, i valichi chiusi sono due punti di frontiera in Carelia, i passaggi da San Pietroburgo e la Finlandia, l'Oblast di Pskov e la frontiera fra Russia e Lettonia, passaggi chiave soprattutto per le linee ferroviarie. Nessuna spiegazione ufficiale è stata data ma di certo le ragioni non sono logistiche. In questo modo infatti si evita un'altra fuga, come già avvenuto negli anni scorsi, di cittadini russi all'estero in vista di un'altra possibile mobilitazione parziale dopo le enormi perdite di truppe in Ucraina. Al tempo stesso, Mosca cerca di mettere pressione sui paesi confinanti da cui passano prodotti non sotto sanzioni, come i fertilizzanti, oltre che obbligare paesi tipo Kazakistan e Uzbekistan a non utilizzare quelle vie per esportare in Europa e cercare di costringerle a trattare unicamente con la Russia. C'è anche poi una sorta di ritorsione, dato che già nel dicembre 2023 la Finlandia ha chiuso a tempo indeterminato i suoi valichi di frontiera orientali con la Russia.

Ma che il pericolo di fuga sia l'ipotesi più accreditata per il provvedimento, lo testimonia un altro dato. I cittadini russi infatti stanno effettuando prelievi di contanti dalle banche come mai prima d'ora a causa della crescente ansia che si respira nel Paese, soprattutto a causa dei ripetuti attacchi ucraini. Secondo gli ultimi dati, i russi stanno ritirando contanti dalle banche al ritmo di 13 miliardi di rubli al giorno, quasi 150 milioni di euro. Stando ai numeri della Banca Centrale Russa, il volume di contante in circolazione è aumentato di 449,7 miliardi di rubli soltanto nel mese di giugno, con un volume nel periodo febbraio-giugno che è aumentato di 1.903 miliardi di rubli. Un segnale di sfiducia evidente nei confronti delle istituzioni bancarie e verso il sistema Paese con un aumento degli acquisti attraverso canali non ufficiali, leggasi mercato nero, soprattutto nelle zone periferiche. Figlio anche della crescente difficoltà economica a causa della crisi energetica. Basti pensare che, mentre prende piede l'ipotesi un import di benzina anche dall'India, la rete privata «BRK», che comprende oltre 100 stazioni di servizio nella regione nella regione siberiana, ha annunciato la sospensione totale della vendita di carburante ai privati a partire da ieri. «Inadempimento da parte dei fornitori dei loro obblighi contrattuali, negli ultimi due mesi non è stato spedito alcun tipo di benzina», spiega l'azienda.

Ma con 80 regioni dove sono in vigore restrizioni e 40 dove le vendite sono razionate, le conseguenze del caos benzina arrivano a toccare anche le grandi città come San Pietroburgo dove i produttori alimentari hanno iniziato ad avvertire i rivenditori che sarà impossibile consegnare la merce in tempo. E le aziende di autotrasporto hanno iniziato ad avvisare i clienti di possibili aumenti delle tariffe di almeno il 10%. No, non è un buon momento per la Russia. E ora sta diventando chiaro anche ai russi.

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