La tregua energetica promossa da Washington muove i primi passi, tra cautela e diplomazia economica. Al temporaneo congelamento dei raid sulle centrali e sulle raffinerie non corrisponde ancora un intesa formale di Mosca, mentre le ostilità proseguono sugli altri fronti. Ma sul piano economico l’asse Trump-Putin accelera: il vicepremier Novak ha annunciato che la Russia è pronta a vendere petrolio agli Stati Uniti già a ottobre, con un primo lotto da 300mila tonnellate destinato a salire a 500mila a novembre e fino a un milione a dicembre.
Mentre si consuma lo scontro aperto con il sindaco Klitschko sui piani di difesa per l’inverno, Zelensky affonda il colpo contro gli alleati: nessun preavviso sull’ultimo raid balistico che ha centrato Kiev, Rivne e Kharkiv, cinque missili devastanti sulle infrastrutture civili. A gettare acqua sul fuoco ci pensa il ministro degli Esteri Sybiha, che assicura: «Lo scambio di dati con Washington resta attivo», pur lasciando aperto il nodo critico sulla tempestività. Sulla vicenda interviene anche Trump, che conferma il flusso di informazioni con Kiev prima di lanciare la sua stoccata: «Russia e Ucraina vogliono chiudere la guerra, ma nessuna delle due sa come fare». Intanto Zelensky rivela che incontrerà nei prossimi giorni Witkoff e Kushner, i negoziatori del tycoon.
Il conflitto travolge anche il Mar Nero. Due navi mercantili sono state colpite da droni al largo della Bulgaria: drammatico il bilancio per la Azov Concord, con undici marinai dispersi, mentre i quindici membri della Chelsea 3 sono stati tratti in salvo. Sofia ha convocato l’ambasciatrice russa Mitrofanova, ma Mosca tira dritto e rivendica blitz contro cargo usati per rifornire Kiev. Il segretario della Nato Rutte promette un adeguamento della difesa. Intanto, la guerra economica valica i confini europei: nell’Oceano Indiano la Francia ha abbordato una petroliera della flotta fantasma russa sotto sanzioni Ue. Parigi parla di controlli di routine, Mosca grida alla pirateria.
L’Europa trema di fronte alla minaccia ibrida. Il ministro degli Esteri polacco Sikorski lancia l’allarme: la Nato deve prepararsi ad attacchi russi dal potenziale letale. I timori trovano conferma in Germania, dove due cittadini turchi sono stati arrestati per l’incendio di una stazione Starlink in Polonia. Per il premier Tusk la regia è dei servizi di Mosca. Berlino e Londra non hanno dubbi: «Siamo sotto tiro». Kiev intanto sferra il primo attacco in territorio russo con il missile balistico FP-7, mentre Mosca dichiara di aver intercettato 400 droni. Gli shahed russi hanno colpito anche in serata.
