Forse non è ancora l’escalation che si evoca ormai da tempo ma di certo è un nuovo e più pericoloso capitolo nello scontro tra Mosca e l’Occidente. Uno scontro frontale tra la Russia e la Germania che porta indietro il tempo a più di 80 anni fa e che evoca cattivi pensieri. Dopo settimane di indagini, Berlino ha accusato senza mezze misure la Russia di aver tentato di colpire un aereo cargo ucraino con un drone in Germania, all’aeroporto di Lipsia, lo scorso 4 agosto, episodio culmine di una campagna di guerra ibrida contro l’Europa. «La Russia è responsabile», hanno tuonato il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt e quello degli Esteri Johann Wadephul, portando prove e risultati delle indagini. E si scatena la reazione del Cremlino, nel giorno in cui la Germania fa i conti con un altro attacco, in Brandeburgo, dove nei pressi della più grande centrale elettrica della Regione è stato trovato dell’esplosivo e sono stati sparati anche alcuni razzi, non è chiaro se da segnalazione o per colpire. E anche in questo difficile non guardare a Mosca.
E dal Cremlino è il presidente russo Vladimir Putin a rispondere, in una conferenza stampa notturna a Bishkek, capitale del Kirghizistan, a margine del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Per Putin la Germania non ha prove, e le accuse alla Russia si spiegherebbero solo con la «situazione politica interna» tedesca. «Il cancelliere non gode della fiducia della popolazione - ha attaccato Putin - hanno fatto errori evidenti in campo economico».
La tensione è altissima e in Germania non hanno dubbi. «La configurazione del drone, i componenti, la tecnologia di detonazione e gli esplosivi sono noti da altre operazioni russe. La tecnologia identificata sul posto indica un alto livello di competenza tecnica», spiegano i ministri, che entrano anche nei dettagli degli autori materiali. «Si tratta di agenti di basso livello, privati cittadini non addestrati e reclutati online da servizi segreti per spionaggio, propaganda o sabotaggio. Le tracce delle menti dietro l’attentato conducono in Russia. Gli autori hanno agito per conto delle autorità statali russe». Parole forti, nette e senza appello anche se arriva la doverosa precisazione che «la Germania non è in guerra», pur essendo «quotidianamente bersaglio di una guerra ibrida», anche perché «l’incidente di Lipsia conferma l’elevato livello di minaccia già accertato». Anche per questi motivi, Berlino ha deciso di chiudere il consolato tedesco in Russia dal 18 settembre e ha risolto il contratto della «Casa russa», il centro culturale russo di Berlino. Inoltre è stato deciso di inasprire i controlli sulle persone in transito dalla Russia verso la Germania. «Con il fallito attentato di Lipsia, la leadership russa ha deliberatamente scelto di danneggiare in modo significativo le nostre già tese relazioni bilaterali. Il governo tedesco agirà pertanto contro la Russia e renderà più difficile attuare ulteriori attacchi in Germania e in Europa», ha spiegato Wadephul, annunciando che il governo introdurrà ulteriori misure contro la Russia anche a livello di intelligence segno che, evidentemente, è tutt’altro che finita. Anche perché Mosca non ha atteso molto per replicare. «Le accuse? Una provocazione», dice il Cremlino. «La Russia risponderà a qualsiasi azione anti-russa messa in atto dalla Germania», ha detto la sempre sguaiata portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova.
Lo scontro frontale ha avuto l’effetto di compattare l’Occidente. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha telefonato al cancelliere Friedrich Merz, esprimendo solidarietà e ribadendo che l’Alleanza «continuerà a rafforzare la sua capacità di deterrenza e di difendersi da qualsiasi minaccia», elogiando le misure tedesche a fronte di «prove inequivocabili» contro la Russia. Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sentito Merz, assicurando che «l’UE è pienamente solidale con la Germania di fronte a questo attacco da parte della Russia». Solidarietà anche dagli altri Paesi europei con la premier Giorgia Meloni che ha sottolineato che «l’Italia è in piena solidarietà con la Germania», e che «la sicurezza dei nostri Alleati è la sicurezza di tutti noi. I tentativi di intimidirci o di creare una spaccatura tra gli Alleati non avranno successo». Duro anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Non credo che a Mosca convenga attaccare l’Occidente perché ne uscirebbe sconfitta». Non è escalation, almeno per il momento. Ma il rischio che il conflitto diventi globale non è mai stato così alto.
