Nel momento forse più complicato della guerra in Ucraina, chi può cerca di tessere i fili per arrivare a un possibile accordo per chiudere il conflitto. Con la consapevolezza di quanto possa essere difficile. Mosca non vuole accettare compromessi di nessun tipo, Kiev continua a colpire l’economia russa là dove fa più male, Trump apre al dialogo con tutti e prova a imporre soluzioni e l’Europa fa il possibile per riuscire ad avere voce in capitolo e a non essere spettatore inerme. Con Washington e l’assemblea dell’Onu che diventa il vero centro nevralgico del conflitto. E delle potenziali trattative.
«In questo momento è in corso un dialogo con il presidente Trump e gli Stati Uniti perché la guerra russa contro l’Ucraina e contro il buon senso deve finire», ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che oggi vedrà il tycoon a margine dell’assemblea dell’Onu a New York. «Abbiamo già presentato decine di proposte diplomatiche su come porre fine a questa guerra con dignità, garantire la sicurezza e prevenire nuove invasioni russe - ha aggiunto - Ci sono idee sul tavolo per avvicinare la pace, a partire da forti misure di de-escalation» ha detto, aprendo uno spiraglio di speranza. Da uomo d’affari qual è, Trump punta sulla leva economica per costringere Putin a trattare su basi più serie e credibile. Dopo aver aperto possibili accordi commerciali con Mosca, il tycoon spiega che «la Russia ha perso il controllo della propria industria del diesel. Molte delle sue raffinerie di gasolio sono state distrutte e sono, almeno temporaneamente, fuori servizio. Questa assurda e interminabile guerra con l’Ucraina deve finire», tornando a chiedere a Kiev di fermare i raid sulle raffinerie. «Lo faremo, ma solo in risposta ai passi del Cremlino verso la de-escalation», ha commentato Zelensky. Mentre il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov dice che «finora non sono stati fatti progressi nei colloqui di pace». Mentre l’Europa non resta a guardare e il presidente francese Macron, anche lui pronto a vedere Trump, ha fatto sapere che cercherà di «orientarlo verso le buone decisioni sull’Ucraina».
Rischiando di rimanere all’angolo diplomatico, Putin festeggia le sue elezioni farsa per il rinnovo della Duma in cui, ca va sans dire, il suo partito ha ottenuto la maggioranza assoluta. Anche per mancanza di alternative, avendo escluso l’unico partito di pacifista di opposizione, che era accreditato di un sostanzioso 25%. In Parlamento entreranno anche 49 reduci dal conflitto in Ucraina, che per il Cremlino rimane definito sotto la patetica formula «operazione militare speciale». Ma c’è un dato che altererà l’umore dello Zar: il suo «Russia unita» non ha vinto, ed è addirittura terzo, nella maggioranza dei seggi aperti all’estero, dove hanno votato i russi che hanno lasciato il Paese dopo l’inizio della guerra. In 18 dei 27 seggi il partito «Persone nuove» ha avuto la maggioranza quasi assoluta. Un altro segnale che, probabilmente, è arrivato il momento di trattare.
