Dopo mesi e mesi di parole e di sostegno solo parzialmente tangibile, i Volenterosi cercano di fare onore all’auto attribuito nome di coalizione e scendono in campo, concretamente, al fianco dell’Ucraina. Fatti, non solo parole: aumento delle difese aeree, armi a lungo raggio e nuove e più pesanti sanzioni alla Russia. Garantendo di fatto quel supporto necessario alla sopravvivenza dell’Ucraina con un’unità affatto scontata. Misure concrete, al punto da scatenare la solita scomposta reazione di Mosca.
Il vertice dei Volenterosi a Kiev, tra presenza video collegamenti come per la premier italiana Giorgia Meloni, può essere un punto di svolta negli equilibri del conflitto. In particolare grazie all’attivismo di Regno Unito e Francia, con Burnham e Macron in prima fila. Nel giorno dell’indipendenza di Kiev, Londra e Parigi scelgono di garantire all’Ucraina la fabbricazione di missili a lungo raggio, aggirando di fatto le limitazioni alle decisioni e alle disponibilità dei governi occidentali, fornendo informazioni finora secretate sui componenti britannici dei missili Scalp, l’equivalente dei francesi Storm Shadow. L’obiettivo è permettere alle forze ucraine di raggiungere obiettivi anche a 300 chilometri oltre il confine per indebolire le difese (e l’economia) russe. Non solo: il presidente francese ha annunciato che a ottobre si terranno le prime esercitazioni militari congiunte della coalizione per «continuare a dimostrare la nostra determinazione e prontezza per quanto riguarda le garanzie di sicurezza e la capacità di agire dopo la cessazione delle ostilità», ha detto Macron, anche se è evidente che una mossa del genere ha un profondo significato simbolico, tanto da «avvisare» di una probabile escalation russa in Europa. Un motivo in più di fastidio per la Russia, sempre più accerchiata. «Il Regno Unito partecipa alla guerra al fianco di Kiev», ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che «alimenta sistematicamente e regolarmente il conflitto, e mette in atto sistematicamente e regolarmente intrighi per impedire qualsiasi progresso nel processo di risoluzione pacifica». «Chi ha appiccato l’incendio?», ha replicato il premier britannico. «Il messaggio chiaro a Putin è che l’Ucraina non cederà mai territorio che la Russia non riesce a conquistare sul campo di battaglia e i negoziati inizieranno dalla linea di contatto», ha aggiunto Burnham, esortando gli alleati a continuare a fare pressione sulla Russia affinché accetti un cessate il fuoco pieno e incondizionato e ad «attingere alle proprie scorte per aiutare l’Ucraina», chiamando in causa anche gli Stati Uniti.
Un ruolo chiave quello americano, che sembra delinearsi tra le ambiguità delle prese di posizioni trumpiane. La visita a Kiev degli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner è stata rinviata per i troppi allarmi sulla capitale mentre quella a Mosca, secondo la super putiniana Tass, è saltata per assenza di argomenti di cui discutere. Un segnale, mentre il segretario di Stato statunitense Marco Rubio spiega in un messaggio che «gli Stati Uniti sono impegnati a sostenere la sovranità dell’Ucraina e continuano a lavorare per favorire una soluzione negoziata alla guerra che porti a una pace duratura e stabile».
Per farlo, però, si passa dalla situazione sul campo. Con la novità, non da poco, del tappo che salta alle limitazioni belliche di Kiev. Che unita alla adesso concreta vicinanza occidentale, può portare finalmente a un negoziato serio e credibile. E magari definitivo.
