L’Ucraina sta valutando una scelta destinata a far discutere ben oltre i confini del Paese: legalizzare e tassare la produzione di contenuti pornografici per trasformare un’attività oggi in gran parte clandestina in una fonte di gettito per lo Stato, mentre la guerra contro la Russia continua a imporre a Kiev un enorme fabbisogno finanziario.
Il Parlamento ucraino ha approvato in prima lettura un disegno di legge che punta a modificare l’attuale quadro normativo e il provvedimento dovrà ancora affrontare il secondo passaggio parlamentare. A guidare l’iniziativa è il deputato dell’opposizione Yaroslav Zhelezniak, presidente della commissione parlamentare per le finanze.
L’idea è tanto insolita quanto pragmatica: far emergere fiscalmente un mercato che esiste già, sottraendolo alla clandestinità e riducendo allo stesso tempo gli spazi per ricatti, corruzione e interventi arbitrari delle forze dell’ordine.
Il problema nasce da una contraddizione che la guerra ha reso ancora più evidente. In Ucraina la produzione, la distribuzione e il possesso di materiale pornografico restano soggetti a divieti e sanzioni. La normativa ucraina vieta la produzione e la circolazione di materiale pornografico, mentre prevede specifiche tutele penali per la protezione dei minori e contro lo sfruttamento sessuale.
Parallelamente, però, esiste un mercato digitale di dimensioni considerevoli. Il caso più significativo è quello di OnlyFans. Secondo i dati della società madre Fenix International riportati dal Wall Street Journal, circa 7.900 cittadini ucraini hanno incassato complessivamente oltre 131 milioni di dollari attraverso la piattaforma nel 2023.
Da qui nasce il paradosso fiscale. Le autorità hanno iniziato a chiedere agli autori di contenuti per adulti di dichiarare i propri guadagni e pagare le imposte. Ma dichiarare quei redditi significa, in determinate circostanze, fornire alle autorità elementi che possono essere utilizzati per contestare proprio la produzione di materiale pornografico.
La questione non riguarda quindi soltanto la morale o la libertà individuale. Per Kiev è diventata anche una questione di politica fiscale, diritto penale e capacità dello Stato di governare un’economia digitale che sfugge ai confini tradizionali.
Secondo le stime di Zhelezniak, la legalizzazione e la tassazione del settore potrebbero portare nelle casse pubbliche fino a 25 milioni di dollari all’anno. Una cifra relativamente modesta rispetto alle necessità complessive dell’Ucraina, ma che nel ragionamento dei promotori potrebbe essere destinata a finanziare una parte della produzione di armamenti, in particolare droni. Il calcolo citato dal deputato arriva a circa 30mila droni.
La guerra ha inoltre modificato il rapporto dello Stato con il settore. Molti creator hanno scelto di trasferire la propria attività all’estero proprio per evitare il rischio di incriminazioni. In questo modo, sostiene la ricostruzione del Wall Street Journal, una parte dei redditi generati da cittadini ucraini finisce per essere tassata in altri Paesi anziché contribuire alle finanze di Kiev.
C’è però un’altra ragione, forse ancora più importante del gettito: la corruzione. Il Wall Street Journal ricostruisce un sistema nel quale, per anni, l’industria pornografica clandestina avrebbe potuto prosperare grazie a rapporti con esponenti corrotti delle forze dell’ordine. In maggio, l’ufficio del procuratore generale ucraino aveva riferito di casi in cui dipartimenti di polizia di tre regioni ricevevano ciascuno oltre 20mila dollari al mese in tangenti.
Il tema è emerso anche dalla vicenda di alcune creator di OnlyFans sottoposte a indagini. Una delle storie più note è quella di Svitlana Dvornikova, che dopo una perquisizione avrebbe promosso nel 2025 una petizione chiedendo di superare la criminalizzazione della pornografia. La petizione avrebbe superato la soglia delle 25mila firme necessarie per ottenere una risposta presidenziale. Il presidente Volodymyr Zelensky ha quindi indicato che il Parlamento avrebbe esaminato la questione.
Per ora la risposta non è ancora definitiva. Il provvedimento deve completare l’iter parlamentare e il quadro normativo potrebbe ancora cambiare. Ma il solo fatto che la questione sia arrivata all’ordine del giorno della Verkhovna Rada mostra quanto la guerra abbia modificato anche i confini di ciò che lo Stato ucraino è disposto a considerare una possibile risorsa economica.
