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Guerra

Teheran minaccia le basi Usa nell’Ue: i pasdaran scelgono la via dell’escalation

L’ipotesi di colpire Bulgaria e Cipro. Aragchi e Pezeshkian marginalizzati, così i Guardiani alzano il tiro

Chi comanda a Teheran

Ora anche l’Europa è nel mirino dei pasdaran. A rivelarlo sono due fonti interne al regime iraniano che parlando con il «Financial Times» spiegano nei dettagli la strategia dell’escalation adottata dai nuovi vertici della Repubblica Islamica.

«Se l’America si spingerà troppo in là - racconta una delle due gole profonde - l’Iran si difenderà con ogni mezzo, anche a costo di oltrepassare i confini regionali e di colpire l’Europa». A conferma di quelle parole l’altro interlocutore ricorda il raid missilistico su una base americana in Giordania che lo scorso luglio ha causato la morte di tre militari statunitensi. «Quello - spiega - è stato un messaggio all’Europa... Ora sa di poter esser raggiunta dai nostri missili, dunque deve decidere da che parte stare in questa guerra».

Ma le due fonti aggiungono anche particolari più dettagliati spiegando che i pasdaran avrebbero ipotizzato di colpire la Bulgaria colpevole di garantire attraverso la base di Bezmer il rifornimento degli aerei statunitensi impiegati nei raid sull’Iran. E anche Akrotiri, la base britannica di Cipro già colpita da un drone iraniano lo scorso marzo, resterebbe tra i potenziali obbiettivi dei missili di Teheran. Missili che grazie a una portata superiore ai duemila chilometri possono raggiungere, anche se con scarsa precisione, Roma o Berlino. Ma i piani del regime iraniano contemplano anche la guerra ibrida. Secondo le rivelazioni rese al «Financial Times» dalle due fonti la Repubblica Islamica ha pianificato il danneggiamento e la distruzione dei cavi a fibra ottica che garantisco i collegamenti alla rete internet di tutti i paesi del Golfo. Collegamenti cruciali per le transazioni finanziare capaci, in caso di interruzione, d’innescare pesanti ripercussioni economiche e causare perdite per miliardi di dollari sul mercato globale.

Ovviamente è difficile dire se queste rivelazioni riflettano reali scelte strategiche o rientrino invece nell’articolato gioco di una propaganda iraniana interessata a seminare ansia e paura nelle opinione pubblica europee. Osservando le evoluzioni interne al regime e le strategie adottate nello scontro con l’America c’è da ritenere che il loro messaggio risponda ad entrambe le finalità. Fin qui infatti la «strategia dell’escalation» avviata colpendo i paesi del Golfo alleati degli Usa e le basi americane situate sul loro territorio si è rivelata vincente. Oltre a privare gli americani di strutture militari vitali li ha costretti a dilapidare le proprie riserve missilistiche. Ma soprattutto ha seminato confusione e paura tra le monarchie del Golfo rendendole sempre più diffidenti nei conti di un’America dimostratasi incapace di difenderle. E ha di fatto paralizzato la potenza militare di Washington.

Tutto questo è andato di pari passo con una progressiva radicalizzazione del regime.

Così mentre la vecchia guardia politica composta dal presidente Masoud Pezeshkian e dal ministro degli esteri Abbas Araghchi veniva progressivamente marginalizzata il potere passava nelle mani degli esponenti più irriducibili come il generale Ahmad Vahidi, comandante dei Guardiani della Rivoluzione e Mohesen Rezai nuovo Segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale. Ma Vahidi Rezai e gli altri irriducibili chiamati a decidere e governare sono anche gli artefici della strategia dell’escalation che così bene ha funzionato nella prima parte della guerra. Quindi probabilmente nei loro piani la minaccia di un ulteriore escalation capace di allargare la guerra al Vecchio Continente resta l’arma migliore per seminare il panico tra le opinioni pubbliche europee. E, di conseguenza, impedire un eventuale coinvolgimento della Nato nelle operazioni per liberare Hormuz.

«Come mostrato all’inizio di quest’anno- dice un funzionario Nato - quando le difese aeree della Nato hanno intercettato con successo, in quattro occasioni distinte, missili balistici diretti in Turchia dall’Iran, la nostra capacità di deterrenza e difesa è solida ed efficace. La Nato è pronta ad affrontare qualsiasi minaccia»

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