Donald Trump dichiara la guerra economica contro l’Iran. Accantonata l’opzione militare, per spezzare la resistenza di Teheran il presidente americano annuncia un’offensiva finanziaria e commerciale straordinaria, un nuovo D-Day. «Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica un’opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo.
Tragicamente per loro, non l’hanno colta. Pertanto, oggi annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese. Si tratterà di una guerra economica e di un isolamento senza precedenti», afferma il tycoon su Truth, avvertendo che «qualsiasi Paese che consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all’Iran qualsiasi tipo di sostegno dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende».
Trump non fornisce dettagli, ma sottolinea che «contrabbando di petrolio, trasferimenti di denaro, uffici di cambio, registri navali, società di facciata: tutto questo deve cessare ora. Sapete bene chi siete. Sarà un D-Day economico e abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati si schierino al fianco degli Stati Uniti per isolare e sconfiggere la minaccia rappresentata dall’Iran». Il comandante in capo insiste che «questi fanatici sono alle corde, queste misure storiche li metteranno in ginocchio, paralizzando la loro capacità di diffondere il terrore nel mondo».
Il segretario al Tesoro Scott Bessent anticipa che terrà una conferenza stampa lunedì «per spiegare cosa faremo» per Teheran, assicurando che gli Usa hanno il controllo dello Stretto di Hormuz e che «faremo collassare il regime». Inoltre, l’inasprimento delle sanzioni Usa a suo parere rende meno probabile una guerra su larga scala. Bessent ripete quindi l’avvertimento agli alleati: «o state con noi o state contro di noi». E riguardo il blocco economico americano, garantisce che «ha funzionato in Venezuela, sta funzionando a Cuba e funzionerà in Iran. Si tratterà del più grande isolamento economico coordinato nella storia del mondo». Gli Stati Uniti mantengono sanzioni contro la Repubblica islamica da decenni, e Trump durante il suo primo mandato le ha inasprite nell’ambito di una strategia di «massima pressione» con cui ha stracciato l’accordo sul nucleare negoziato dal suo predecessore Barack Obama.
Il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi, tuttavia, definisce il piano Usa una continuazione delle «politiche fallimentari» di Washington. «Il cosiddetto D-Day economico è un diversivo dalla crisi americana: un debito senza precedenti e tassi d’interesse alle stelle. Insistere su politiche fallimentari non farà altro che portare a ulteriori sconfitte. Il terrorismo economico statunitense minaccia l’economia globale e la sovranità mondiale», scrive su X. Secondo Bloomberg, gli Usa potrebbero cercare di confiscare gli asset iraniani che sono sotto la loro giurisdizione, prendendo spunto dall’iniziativa dell’amministrazione Bush dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003. Gli asset iraniani raggiungibili dagli Stati Uniti - continua l’agenzia - sono però limitati e confiscarli sarebbe più complicato legalmente e diplomaticamente. La maggior parte della ricchezza iraniana è infatti in paesi terzi e Washington avrebbe bisogno della cooperazione di governi stranieri. Un’altra strada passa per Dubai e gli Emirati Arabi Uniti, svincolo cruciale del regime per gli scambi commerciali e l’accesso alla valuta. Quando l’Iran vende petrolio, infatti, ha bisogno di uffici di cambio e intermediari per convertire i pagamenti spesso in yuan in una valuta che Teheran può usare.
