Lo Stretto di Hormuz è un nuovo territorio Usa. Donald Trump rilancia la provocazione all’Iran, affermando che la cruciale via marittima è aperta, nonostante le smentite di Teheran. Il presidente americano ha postato su Truth una cartina di Hormuz con la scritta: «New US Territory, nuovo territorio statunitense». E sostiene che «non sono in corso, né sono previsti, colloqui o conversazioni con la Repubblica Islamica». «Il blocco navale rimane pienamente in vigore e lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo», aggiunge il tycoon, secondo cui «tutte le mine navali sono state rimosse o fatte brillare». Questo mentre lunedì Jared Kushner, genero e inviato speciale di Trump, ha invece espresso ottimismo, affermando che i negoziati sono ancora in corso e «probabilmente più solidi» che mai. La risposta del presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, è perentoria: Hormuz rimarrà chiuso fino a quando gli Stati Uniti non rispetteranno i termini dell’accordo provvisorio che prevede la revoca del blocco marittimo e delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei beni iraniani congelati e la fine delle minacce e delle operazioni militari su tutti i fronti. Mentre il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi definisce un’illusione la definizione data da Trump allo Stretto. Intanto il Qatar, mediatore chiave nei colloqui, dichiara che un accordo tra Iran e Oman sulla via marittima faciliterebbe la ripresa dei negoziati per porre fine al conflitto in Medio Oriente. «Un’intesa - afferma il portavoce del ministero degli Esteri di Doha, Majed Al Ansari - renderebbe molto più semplice per noi riprendere le trattative tra Stati Uniti e Iran». Nel mentre, il governo emiratino riferisce di aver intercettato in mare dei missili balistici iraniani: fino ad oggi, gli Emirati Arabi Uniti erano rimasti l’unico Paese del Golfo a non essere colpito dalla firma del memorandum di giugno tra Usa e Iran. Sul fronte di Gaza Ynet riferisce che il Board of Peace intende proporre, al posto di una graduale consegna delle armi di Hamas e successivo ritiro israeliano, la consegna di tutte le armi in una mossa unica, e il ritiro completo dello Stato ebraico dalla Striscia. La proposta è emersa nell’incontro tra Kushner e il premier Benjamin Netanyahu, mentre Hamas dichiara di rimanere fedele all’accordo di pace sostenuto dagli Usa, ed «è impegnata in questo processo concordato». Kushner, in un’intervista a Fox News, spiega che il disarmo di Hamas potrebbe iniziare tra circa 30 giorni, e un funzionario israeliano riferisce che le due parti hanno concordato che un generale statunitense supervisionerà la consegna delle armi. Gli Stati Uniti, nel frattempo, tramite l’inviato speciale per la Siria, Tom Barrack, si dicono «profondamente preoccupati» per i presunti raid aerei israeliani contro l’aeroporto militare di Abu Duhur, nel nord-ovest del Paese, che costituiscono «un’escalation non necessaria» che non favorisce la stabilità regionale. «Il governo Al-Sharaa - sostiene Barrack - non ha adottato un atteggiamento predatorio né ha mantenuto proxy. Anzi, ha ripetutamente indicato una preferenza per la de-escalation con Israele. Gli Usa hanno, e continueranno a farlo, ospitato discussioni per incoraggiare un dialogo diplomatico. Incoraggiamo tutte le parti a dare priorità al dialogo razionale rispetto a ulteriori incidenti militari».

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