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Guerra

Trump lo difende, Putin bombarda Zelensky: “Ok lo stop. Ma Mosca non vuole”

Il tycoon tira dritto e il Congresso lo critica. I russi colpiscono, il leader di Kiev: “Gli ucraini scelgono il loro presidente”

Ukrainian firefighters extinguish a blaze at the site of a Russian drone strike at a multi-floor residential building in Kharkiv on October 13, 2026, amid the Russian invasion of Ukraine. (Photo by SERGEY BOBOK / AFP)

La tregua non c’è, le polemiche abbondano e il caos regna sovrano. Altre che distensione. La guerra in Ucraina sembra entrata in una nuova fase in cui il tutti contro (quasi) tutti sta portando conseguenze imprevedibili. Quel che è certo è che lo scontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky continua a crescere di livello, dopo l’accordo del tycoon con Putin per l’export di gasolio e lo stop alle sanzioni a Mosca. «Ho fatto la scelta giusta per gli americani. Sempre America First - ha scritto Trump via social - L’Unione Europea ha pagato alla Russia 250 miliardi di dollari per l’energia, e i media che diffondono fake news non vogliono nemmeno avvicinarsi a questa storia». Zelensky ha replicato punto su punto, dalla sua possibile destituzione fino alla tregua energetica fantasma, mentre i dati economici sembrano smentire Donald e anche negli Stati Uniti in molti vedono molto male l’accordo con Mosca.

Il leader ucraino non ha perso tempo per replicare a quello che prima era amico e prima ancora nemico, partendo dall’ipotesi di farsi da parte. «Se vuole cambiare il leader in Ucraina, deve sapere che solo il nostro popolo può farlo. Io sono pronto per le elezioni ma abbiamo bisogno di almeno 60 giorni per garantire la sicurezza delle infrastrutture in vista del voto», ha detto Zelensky che a Fox News ha negato che esista una tregua energetica. Anzi. «Noi siamo pronti ma non sono sicuro che Putin lo sia, perché anche dopo i messaggi di ieri del presidente sul cessate il fuoco energetico, Putin ha attaccato le nostre infrastrutture del gas», specificando che l’Ucraina ha già iniziato a fare la sua parte. «Non abbiamo attaccato alcun obiettivo energetico sul territorio della Russia perché il presidente Trump ha detto che ci sarà una tregua ma il messaggio della Russia è stato molto chiaro: non sanno nulla di alcun cessate il fuoco nel settore energetico. Hanno attaccato le nostre stazioni di servizio, le infrastrutture energetiche, le infrastrutture e altre cose», tra cui un edificio residenziale a Kramatorsk: tre le vittime, compresa una ragazzina di 13 anni. In messaggio diretto al tycoon diventa ancora più chiaro. «Le sue motivazioni sono altre. Perché l’America non stringe un accordo sul diesel con l’Ucraina? Lo proponiamo noi», ha aggiunto Zelensky, annunciando anche «importanti negoziati con l’Unione Europea», evidentemente per bypassare Washington. Con Trump che in serata ribadisce: «La tregua l’ho voluta io. E Putin la vuole più di Zelensky». .

I numeri relativi all’accordo Trump-Putin intanto fanno discutere. Secondo numerose analisi infatti la quantità di diesel russo concordata, basterebbe per soddisfare soltanto 9 giorni di fabbisogno americano. Al netto del fatto che al momento, stante la crisi delle raffinerie russe, Mosca è di fatto impossibilitata a esportare gasolio che anzi è estremamente carente nel mercato interno. Al punto da costringere la Russia, per la prima volta nella storia, a importare carburante da India e Azerbaijan. Ma non è tutto. Una dichiarazione di un gruppo bipartisan di senatori americani vuole spingere Trump a fare marcia indietro. «La decisione di permettere le importazioni di diesel russo negli Stati Uniti è in diretto contrasto con la legge», spiegando che non c’è stato il necessario via libera del Congresso, aggiungendo che «gli Stati Uniti non dovrebbero fornire a Putin un’ancora di salvezza finanziaria mentre la Russia continua a uccidere civili ucraini». Alla faccia della distensione e di una qualsivoglia possibile tregua.