Donald Trump subordina l’intesa sul nucleare saudita alla normalizzazione delle relazioni con Israele ovvero «all’adesione di Riad ai rispettatissimi e proficui Accordi di Abramo». Il patto secondo alcuni analisti potrebbe aprire la strada all’arricchimento e attribuire alle aziende americane un ruolo centrale nello sviluppo delle infrastrutture nucleari del regno. L’accordo potrebbe comportare il rischio di una futura proliferazione nucleare in una regione già instabile. Non è chiaro se la condizione di adesione agli Accordi di Abramo fosse specificata nel testo dell’intesa - che non è stata resa pubblica - o se l’Arabia Saudita avesse accettato tale condizione, o se sarebbe stata costretta ad aderirvi.Nel frattempo, Israele ha accolto con favore la dichiarazione di Trump. In un post su X, Benjamin Netanyahu ha affermato che l’adesione dell’Arabia Saudita agli accordi «rappresenterebbe uno storico passo avanti per la pace in Medioriente».
Ma prosegue la guerra tra Washington e Teheran. «Sto valutando un attacco massiccio», ha minacciato Trump. La Camera Usa però ha approvato una nuova risoluzione per limitare i poteri del presidente. Che ha promesso anche «pesanti punizioni militari» alle milizie filo-iraniane Houthi, dopo che i combattenti yemeniti hanno colpito due petroliere saudite nel Mar Rosso, estendendo la guerra in Medio Oriente a un secondo importante punto per la navigazione, lo Stretto di Bab al-Mandeb. Ciò ha fatto impennare i prezzi del petrolio. Il Brent è aumentato di oltre il 6%, superando i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio. A due settimane dal crollo effettivo della tregua, l’esercito statunitense ha lanciato un’altra serie di raid aerei notturni contro l’Iran, spingendo quest’ultimo a sparare contro i paesi arabi confinanti che ospitano basi statunitensi. Gli attacchi americani di ieri notte si sarebbero scagliati contro le province iraniane di Khuzestan, Hormozgan e Bushehr, nel sud dell’Iran, e a Shalamcheh, città vicino al confine iracheno. Una petroliera è andata in fiamme a Hormuz, altre due hanno fatto dietrofront. Erano navi sostenute dagli Usa che tentavano di attraversare la rotta minata a sud.
Nel frattempo il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che il prezzo che la Repubblica islamica pagherà «aumenterà ogni notte». «Il problema con l’Iran è che ogni volta che stipulano un accordo o lo rompono o vogliono cambiarlo», ha affermato. Rubio ha anche spiegato che la politica di Trump nei confronti di Teheran è «testa per occhio», dopo che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito la dottrina di difesa della Repubblica islamica quella di «occhio per occhio». Nel frattempo, l’Iran ha dichiarato di aver attaccato sistemi missilistici, depositi di armi e carburante statunitensi in Giordania, e postazioni americane in Kuwait. Il portavoce militare, Mohammad Akraminia, ha ribadito che Teheran continuerà a reagire finché gli Stati Uniti continueranno a colpire le sue infrastrutture e le zone costiere.
