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Guerra

Trump prepara nuovi attacchi all’Iran, Vance tenta la via diplomatica per evitare la guerra

Washington rafforza la presenza militare in Medio Oriente e valuta una nuova offensiva dopo le elezioni di metà mandato. Teheran riprende la produzione di missili e minaccia ritorsioni contro le basi americane e i Paesi del Golfo

«Potremmo dare vita a un altro piccolo “Epic Fury”», ha dichiarato Trump durante un comizio la scorsa settimana, facendo riferimento all’intensa campagna di bombardamenti condotta da Stati Uniti e Israele in primavera. «Oppure accetteranno un accordo». Washington valuta la possibilità di riprendere operazioni di combattimento su larga scala contro Teheran. L’Iran ha minacciato, sia pubblicamente che attraverso comunicazioni diplomatiche riservate, di colpire in caso di una nuova ondata di raid una vasta gamma di obiettivi statunitensi e dei paesi del Golfo nella regione. Teheran dunque si prepara. Ha ripreso la produzione di missili balistici, utilizzando componenti stoccati in strutture sotterranee. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’amministrazione Trump ha invitato gli Stati arabi del Golfo a prepararsi a una campagna breve e intensa dopo le elezioni di metà mandato. Nel frattempo Vance ha avviato contatti con uno dei più influenti esponenti della linea dura iraniana, nel tentativo di riavviare i negoziati di pace. Secondo alcune fonti, Vance ha inviato una lettera a Mohsen Rezaei, segretario del massimo organo di sicurezza iraniano, il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, ed ex comandante dei Pasdaran, di cui è stato il leader più longevo. Rezaei da parte sua ha compiuto un gesto insolito incontrando a Teheran i vertici della sicurezza di Arabia Saudita, Pakistan e Turchia. Un tentativo collettivo di favorire una de-escalation. Intanto Trump ha confermato di aver approvato l’iniziativa di Vance: “Hanno bisogno di aiuto per forniture mediche e altre cose. Mi ha chiesto cosa ne pensassi e io ho risposto: “Se vuoi farlo, va bene””. Vance sta cercando di capire se Teheran e Washington possano trovare un terreno comune sufficiente a convincere Trump a non impartire l’ordine definitivo per un attacco rapido e intenso contro l’Iran nelle prossime settimane.Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi anche è intervenuto e ha così configurato il quadro: “Mentre le nostre coraggiose forze armate sono pienamente pronte a difendere la patria, l’Iran continua a dare alla diplomazia una possibilità di successo”. Intanto ci si prepara a tutti gli scenari. Il massimo comandante statunitense in Medio Oriente ha illustrato a Trump le opzioni militari riguardanti l’Iran. All’incontro, oltre all’ammiraglio Brad Cooper, hanno partecipato il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il capo dello Stato Maggiore congiunto, il generale Dan Caine. Dato che l’ammiraglio Cooper raramente riferisce a Trump di persona, l’incontro potrebbe indicare che gli Stati Uniti si stanno avvicinando a operazioni militari di rilievo. Nelle ultime settimane, infatti, il Pentagono ha gettato le basi per una nuova campagna di bombardamenti, inviando in Medio Oriente ulteriori sistemi di difesa aerea, munizioni e rifornimenti. Secondo quanto riportato dal Wsj, sono state inoltre trasferite alcune unità militari da basi ritenute vulnerabili, al fine di sottrarle a potenziali pericoli. Ma c’è di più. L’Esercito statunitense sta provvedendo a trasferire un’ulteriore batteria Patriot in Israele, per rafforzare le difese missilistiche del paese. L’iniziativa giunge in un clima di preoccupazione per la carenza di intercettori, che gli Stati Uniti si stanno affrettando a reintegrare.Ma esistono più anime all’interno dell’amministrazione Usa. Alcuni funzionari statunitensi ritengono che dialogare con gli esponenti della linea dura iraniana, che hanno consolidato il proprio potere a Teheran dopo che gli Stati Uniti e Israele hanno eliminato i vertici del regime nelle fasi iniziali del conflitto, potrebbe portare a risultati diplomatici migliori. Anche Vance sebbene abbia sostenuto apertamente la guerra contro l’Iran, in privato ha espresso riserve riguardo a un suo prolungamento. Si era fatto promotore di una diplomazia più incisiva prima che, a febbraio, Trump lanciasse l’“Operazione Epic Fury”. In seguito, Trump ha designato Vance come negoziatore principale. Il vicepresidente si è recato due volte all’estero per incontrare le controparti iraniane, nel tentativo di raggiungere un accordo definitivo che ponesse fine al conflitto. Vance è attualmente il candidato favorito per la nomination presidenziale repubblicana del 2028.

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