I NUMERI DEL GIORNALE

I NUMERI DEL GIORNALE

Per chi non ci conosce bene, serve una brevissima premessa. In questo Giornale, e in special modo su queste pagine liguri, tutte le opinioni sono ben accette. Anche le più lontane dalle nostre. Se un lettore capitasse dalle parti della nostra redazione una mattina, assisterebbe a dibattiti su tutto: ognuno dice la sua e ognuno può scriverla. Poi, ovviamente, chi legge ha la possibilità di sposare una o l’altra linea, di concordare con una o l’altra opinione, di trovare del buono in entrambe o di stroncarle tutte e due senza appello. In particolare, come è naturale che sia e come accade ovunque - dal Parlamento in giù (o in su, a seconda dei punti di vista) - è lo sport a scatenare le reazioni più forti. Tifo, rigori, prestazioni dei singoli, clausole compromissorie o stato del prato del Ferraris. Non c’è un argomento su cui non discutiamo per intere mezz’ore. Poi, certo, alla fine, prevale l’orologio e quando ci accorgiamo di essere terribilmente in ritardo sui tempi previsti, a quel punto tiriamo le somme e il Giornale arriva puntuale in edicola. Sempre più spesso con scoop e notizie che altrove non si leggono, campagne e battaglie che altrove non si fanno.
Ogni mattina, quando lo apriamo, è un piccolo miracolo. E in questi giorni è un supermiracolo, visto l’affollamento pubblicitario che - se da un lato è un segno di ottima salute del Giornale - dall’altro ci costringe a fare i salti mortali per trovare gli spazi. Insomma, per continuare con i paragoni e le metafore calcistiche, in questa redazione sembra di avere a che fare con Eugenio Fascetti, il profeta del «casino organizzato». In qualche stagione di campionato, non si capiva che schema attuassero le sue squadre. Però, giocavano bene. Ecco, speriamo di giocare bene.
E a proposito di «casino organizzato», voglio contestare i voti della nostra Paola Balsomini dopo Sampdoria-Vitoria Setubal. L’importante era vincere e siamo tutti contenti perchè il passaggio ai gironcini della Coppa Uefa è l’obiettivo più importante raggiunto dallo sport genovese da otto anni a questa parte. Ma Walter Alfredo Novellino, con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue, ha ammesso candidamente: «Anch’io mi sono reso conto che nel secondo tempo e in particolare negli ultimi dieci minuti, non abbiamo giocato bene. Non ho mica le fette di salame sugli occhi». Chapeau.
Non mi sentirei di testimoniare lo stesso sugli insaccati che abbelliscono gli occhi della nostra, peraltro brava, Paola. A partire dal fatto, che le pagelle si danno dallo 0 al 10 e non dal 6 all’8 come ha fatto lei. Fior da fiore? «Antonioli, voto 8». Per prendere 10, cosa doveva fare? Costruire un muro di mattoni davanti alla porta? Oppure, «Diana, voto 6,5» e «Flachi, voto 6,5»? Si tratta di giudizi dati alla memoria? Proprio sicura che non fossero insufficienti? Oppure i tifosi: «Voto 8». Certo, la partita meritava più pubblico. Ma l’ha vista la Sud? Uno spettacolo simile, quasi commovente, con tutte quelle bandiere, meritava la lode. Non per lei, troppo impegnata a gratificare Volpi di un improbabile 6. E Palombo, meritevole di un 3 per aver lanciato il miglior contropiede del Setubal all’ultimo minuto? Per Paola, no: «Voto 6». Giudizio: «La quantità che serviva». Si è solo dimenticata di precisare che serviva sì, ma ai portoghesi per pareggiare.
Insomma, ieri abbiamo dato i numeri. Ma, ammetterlo e discuterne, dimostra che abbiamo i numeri. Nello sport e non solo.

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