I nuovi comandamenti: non votare Berlusconi e evitare il segno della croce

(...) croce per non offendere gli islamici. E se da un lato c'è chi vuole cancellare il più importante e significativo gesto della cristianità, dall'altro c'è chi, come don Farinella, nella chiesa di San Torpete vicino a piazza San Giorgio, sale letteralmente sul pulpito non per recitare l'omelia, ma per fare politica, accusando il premier Silvio Berlusconi di essere un «presidente pedofilo». A Genova, in poche ore, due preti sembrano essere andati oltre, esplorando campi al di fuori della loro esclusiva competenza religiosa.
I fedeli che hanno assistito ad entrambe le funzioni non potevano credere ai propri occhi e soprattutto alle proprie orecchie, abbandonati persino da chi dovrebbe avere la funzione di proteggerli, di sostenerli, da chi, insomma, dovrebbe ricoprire l'importante ruolo di padre spirituale. «Erano da poco passate le nove di sera - raccontano alcuni residenti -, quando sabato scorso, abbiamo sentito gli altoparlanti diffondere ad alto volume, dai giardini Don Acciai, delle preghiere. Credendo si trattasse di una messa, siamo scesi per prendere parte alla funzione religiosa, invece, si stava celebrando un incontro di diverse culture e religioni tenuto da don Prospero, il parroco della chiesa della Provvidenza in via Vesuvio». Fin qui nulla di male. Una trentina di persone si era riunita per pregare in diverse lingue, cantare e tenersi per mano. Un modo per superare le diversità. Al termine dell'incontro, il parroco di Nostra Signora della Provvidenza si prepara alla benedizione dei fedeli, ed è qui che il limite viene superato. Il segno della croce, il più importante gesto della preghiera di un cristiano, viene boicottato. «Non fatelo, ci disse il don, perché offende gli stranieri qui presenti che non sono di fede cristiana».
Questo è il racconto di Carmen, la parrucchiera del quartiere, che sabato, aveva partecipato all'incontro con la figlia e un'amica. Apriti cielo, è proprio il caso di dirlo. Il comitato dei cittadini di centro est, una volta venuti a conoscenza del fatto, si sono rivolti immediatamente alla Curia di Genova. «Non ci sono parole di fronte a questa vergogna - tuona il presidente Felice Ravalli -. Trovo veramente scandaloso che un parroco vieti a delle fedeli di fare il segno della croce. La cosa ancora più grave che ci è stata riferita, è che sembrerebbe che gli ordini siano venuti dall'alto. È per questo motivo che siamo andati in Curia per chiedere spiegazioni. Ci è stato detto che non è stato impartito alcun ordine e che non erano a conoscenza di nulla».
Don Prospero intanto si chiude in un silenzio imbarazzato. «Preferisco non parlare - dice -. Se sarete gentili, come lo sono sempre stato io nei confronti di tutti i giornalisti quando mi si facevano delle domande sulla moschea, non scriverete niente in merito a questa faccenda, altrimenti mi riservo di non rispondere mai più alle vostre domande». Domenica mattina, alle dieci, in occasione della Santa Messa, nella chiesa di San Torpete scoppia l'altro scandalo, quello politico-religioso contro il presidente del consiglio. «Al momento dell'omelia - racconta una delle donne presenti alla funzione - il sacerdote parte con una filippica lunghissima contro Berlusconi, dicendo che non si può votare un presidente pedofilo e tutti coloro che stanno dalla sua parte. Con alcuni fedeli presenti ci siamo guardati esterrefatti, sconcertati. Ho contattato la Curia e ho scritto una lettera a monsignor Bagnasco per denunciare questo fatto grave. Don Farinella nel corso dell'omelia che sembrava più un comizio elettorale, ha detto anche di aver pubblicato nei giorni scorsi un suo intervento a tal proposito nelle pagine di Genova del quotidiano la Repubblica. Sconvolta, assieme ad altri fedeli, mi sono alzata e sono uscita dalla chiesa. Non riuscivo a credere che un sacerdote smettesse i panni di religioso per vestire quelli di un politico accanito contro Berlusconi e contro tutti coloro che il sacerdote accusava di essere amorali». A Genova sembra che la retta via sia stata smarrita, e quel che è peggio, proprio da chi, avendo preso i voti, dovrebbe essere un esempio d'integrità e di rettitudine.
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