Leggi il settimanale

Imprese, puntare sul capitale umano significa crescere il doppio degli altri

La decima edizione del Welfare Index Pmi di Generali Italia rileva che per il 76,5% delle aziende i benefit sono decisivi

Imprese, puntare sul capitale umano significa crescere il doppio degli altri
00:00 00:00

Il welfare aziendale non è più un capitolo accessorio delle politiche del personale, ma un tassello centrale nella strategia delle imprese. Incide sulle politiche retributive, incide sulla conciliazione tra vita privata e lavoro e incide sulla capacità delle aziende di trattenere i talenti. È in questo scenario che si inserisce la decima edizione del Rapporto Welfare Index PMI, presentata ieri a Roma.

I numeri raccontano una trasformazione profonda. Il 76,5% delle piccole e medie imprese italiane, oltre tre su quattro, ha raggiunto un livello almeno medio di welfare aziendale. In dieci anni le Pmi con un livello alto o molto alto sono più che triplicate, dal 10,3% al 33,9%, mentre si riduce la quota di chi si limita al solo adempimento contrattuale, oggi al 18,2%. Il modello di analisi si basa su dieci aree, dalla previdenza alla salute fino al welfare di comunità.

Alla presentazione del rapporto, che ha coinvolto quest'anno oltre 7mila imprese, hanno preso parte la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati, il ministro delle Imprese Alfredo Urso, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon e l'assessora capitolina Monica Lucarelli, insieme ai rappresentanti delle Confederazioni che patrocinano l'iniziativa: Fausto Bianchi per Confindustria, Luca Brondelli di Brondello per Confagricoltura, Marco Natali per Confprofessioni ed Eugenio Miccone per Confcommercio.

La ministra Casellati ha osservato che "le aziende con un welfare più evoluto registrano tassi di crescita superiori a quelli delle imprese che investono meno nel benessere dei propri lavoratori" e che "per attrarre e trattenere i talenti non bastano più gli stipendi. Servono imprese che investano sulla persona prima ancora che sul lavoratore".

Per Giancarlo Fancel, Country Manager e Ceo di Generali Italia, il rapporto "conferma come il welfare aziendale sia oggi parte integrante delle strategie d'impresa e una leva concreta di crescita, capace di generare valore per i dipendenti, le loro famiglie e i territori", sottolineando l'impegno di Generali come "Partner del Paese".

I dati economici confermano la correlazione tra welfare e performance. Le imprese più evolute registrano un fatturato per addetto di 396mila euro, il 20% in più della media, e una redditività superiore fino al 40,5%. Tra il 2021 e il 2024 hanno aumentato gli addetti fino al 20,4%, il doppio rispetto alle realtà meno strutturate, e nel 2025 hanno effettuato nuove assunzioni il 78% delle imprese con welfare molto alto, contro una media del 61,5%. Oltre il 60% segnala un miglioramento della retention. Lieve flessione fisiologica della conciliazione vita-lavoro dopo l'espansione post-pandemica, con la flessibilità oraria che scende dal 41,3% al 38,6% e lo smart working dal 21,4% al 17%. Nelle imprese più attente alle esigenze familiari i risultati restano però nettamente migliori, con una soddisfazione dei lavoratori al 65% contro il 32,3 per cento medio.

Il rapporto evidenzia inoltre come, in un quadro segnato dal calo demografico e dall'invecchiamento della popolazione, il welfare aziendale si configuri sempre più come complemento al sistema pubblico, specie nei servizi di salute e assistenza. Cresce la sanità integrativa, con l'11% delle imprese che adotta una polizza sanitaria, mentre il dato più significativo riguarda la prevenzione, con i check-up al 13,4% e gli screening oncologici al 6,9%. Grazie alla loro diffusione sul territorio, le Pmi rappresentano una vera e propria infrastruttura sociale, capace di integrare l'azione pubblica e promuovere nuove forme di welfare di comunità.

Fausto Bianchi, presidente della Piccola Industria e vicepresidente di Confindustria, ha spiegato che "le imprese che integrano il welfare nella propria cultura aziendale sono più produttive, attraggono talenti e sono più pronte ad affrontare il cambiamento".

Marco Natali, presidente di Confprofessioni, ha posto l'accento sulla parità di genere, ricordando che "la vera sfida non è aumentare la presenza delle donne nei luoghi di lavoro, ma costruire ambienti professionali in cui il merito possa tradursi in concrete opportunità di crescita".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica