Indesit chiude due fabbriche senza avvertire nessuno

Indesit Company (elettrodomestici) prende in contropiede sindacato e politici e decide la chiusura di due stabilimenti, Brembate (Bergamo) e Refrontolo (Treviso): in tutto, 500 posti di lavoro. La misura viene compensata con l’annuncio di investimenti per 120 milioni distribuiti sugli altri stabilimenti italiani, sei in tutto. A Brembate è già sciopero, mentre il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, indispettito, parla di «passo falso dell’azienda». Sotto il profilo delle relazioni sindacali Indesit appare recidiva: perché già un paio d’anni fa annunciò, all’improvviso, la chiusura dello stabilimento di None, in Piemonte (lastoviglie) per poi fare marcia indietro e decidere, sotto le pressioni sindacali e politiche, di tenerlo aperto: oggi dà lavoro a 470 dei precedenti 530 dipendenti.
Per Fim, Uil e Fiom di Bergamo «è assudo» puntare sull’Italia e «poi tagliare proprio qui posti di lavoro». La Fim Cisl di Treviso intende «frenare le decisioni dell’azienda», la Fiom delle Marche (a Fabriano c’è lo storico quartier generale del gruppo oggi presieduto da Andrea Merloni) sostiene che «non è redistribuendo lacrime e sangue che si esce dalla crisi». Il 17 giugno, ad Ancona, ci sarà il primo confronto tra azienda (ieri più 3,93% in Borsa) e sindacati.
La notizia va osservata sotto due aspetti: quello industriale e quello sindacale. Dal primo punto di vista, nessuno si può nascondere che la crisi degli elettrodomestici ha investito tutto il mondo e che tutti i gruppi globali sono stati e sono costretti a chiudere degli stabilimenti. In Europa, mercato maturo e di sostituzione, ha senso produrre esclusivamente prodotti ad alto valore aggiunto. Tutto il resto rischia di essere fuori mercato, per costi ed economie di scala. Lo stabilimento Indesit di Brembate, per esempio, fabbrica lavatrici con carica dall’alto (prodotto che in Europa ha poco mercato), solo 300mila pezzi all’anno quando la taglia giusta per gli stabilimenti di elettrodomestici si misura sul milione di pezzi. A sua volta Refrontolo occupa 85 persone che producono 10mila pezzi speciali per la cottura: antieconomico. A Brembate, va sottolineato, lo scorso anno sono state fatte 120 giornate di cassa integrazione: nessuno poteva onestamente nascondersi che fosse uno stabilimento sul quale intervenire.
Qui però s’innesta il discorso delle relazioni sindacali. Se anche il gruppo di Fabriano sottolinea che nessuno resterà a piedi, è ampiamente sperimentato nel mondo che le decisioni vanno prese dopo, e non prima, aver coinvolto il sindacato su problematiche sulle quali esso stesso non può dissentire oltre misura. Una multinazionale svedese come Electrolux, concorrente di Indesit, ha portato a compimento quasi senza scioperi la chiusura della fabbrica di frigoriferi di Scandicci, malata di obsolescenza: anzi, con la collaborazione e il consenso dei lavoratori.

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