Non è la moneta che mette in moto l'economia

Al capitalismo, più che la brama di denaro, è occorso un parallelo sviluppo della filosofia, della teologia, della scienza, dell'arte

Lo sviluppo economico capitalistico è cominciato grazie a una borghesia cittadina di artigiani e commercianti operosa, intelligente, calcolatrice, con un forte senso comunitario. Infatti, ha costruito stupende città e cattedrali poi, fusa con la nobiltà, bellissimi palazzi e ha creato il mercato basato sul credito, la fiducia, il rispetto della parola data. Con la riforma protestante questa stessa borghesia è diventata ancora più austera, non consuma, risparmia, accumula e inculca nell'individuo la rettitudine e un forte senso civico. Che i Paesi nordici ci rimproverano ancora oggi di non avere.

Ma non è stata la pura brama di denaro a mettere in moto questo processo, è occorso un parallelo sviluppo della filosofia, della teologia, della scienza, dell'arte. Lo sviluppo del capitalismo è scaturito da un incredibile slancio vitale, un incredibile ardore religioso, dalla volontà di sapere, dalla fede nell'uomo, nel mondo, nel futuro, da una spinta verso l'alto simbolizzata dalle guglie delle cattedrali. Poi, come ha annunciato Nietzsche, Dio è morto. L'Occidente ha perso la meta, la spinta vitale è diventata volontà di potenza e ha prodotto la Prima e la Seconda guerra mondiale.

Subito dopo sembrava che dovesse riprendere il processo interrotto, ma non e stato così. L'Occidente non ha più trovato la fede. Anche le fedi mondane, il comunismo, il fascismo sono morte, anche la fede nel progresso, anche la fede nell'uomo. E, negli ultimi decenni, ha perso la sua cultura, si è ripiegato sul corpo, il benessere, lo svago, lo spettacolo, il sesso, il turismo, la vacanza, il gioco, la chiacchiera.

Oh, certo, la crisi l'hanno messa in moto i grandi finanzieri che usano le imprese e le azioni come le fiche dei casinò, ma non avrebbe avuto un effetto così devastante se non avesse trovato gente debole che cercava una vita comoda e una ricchezza facile. E la crisi non si sarebbe aggravata se gli economisti non avessero dimenticato che lo sviluppo economico non lo fa la moneta, ma lo sforzo degli imprenditori e dei lavoratori quando hanno una etica, una meta e una speranza.

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