Non ha avuto il minimo dubbio. «Non mi tiro indietro» ha risposto una ventina di giorni fa quando, un po’ a sorpresa, si è dimesso per motivi personali il consigliere comunale del Pd Bruno Ceccarelli e si è liberata la poltrona a sette-otto mesi dalla fine del mandato. E ieri, a 79 anni, Milly Bossi Moratti è tornata nell’aula di Palazzo Marino come prima dei non eletti dem al voto del 2021. É entrata a inizio seduta, tra gli applausi, accompagnata dal sindaco Beppe Sala, dopo che l’aula ha approvato la surroga.
Moglie dell’ex patron dell’Inter e della Saras Massimo, laureata in Fisica teorica alla Statale, già presidente di Emergency e dell’associazione «Chiamamilano» che ha fondato con il marito, Milly Moratti è una presenza storica a Palazzo Marino. Consigliera comunale dal 2001 al 2006, all’opposizione del sindaco Gabriele Albertini, nel 2006 si è candidata con i Verdi e la lista civica dell’Arancia alle primarie del centrosinistra ma ha incassato il 5,6%. Tra i punti della campagna, una «minaccia» alla futura giunta: bici al posto delle auto blu. Niente da fare, vinse l’ex prefetto Bruno Ferrante e toccò a lui la sfida contro la candidata del centrodestra e poi sindaco Letizia Moratti. Niente derby tra cognate. Anche se Milly dai banchi dei Verdi non ha fatto sconti a Letizia sindaco, memorabile la montagna di emendamenti per cercare di bloccare il suo Piano di governo del territorio che invece ha dato il la ai grandi progetti di trasformazione della città, da Citylife a Porta Nuova. Nel 2011 l’ambientalista (sposata con il petroliere), sempre in campo per la legalizzazione del Leonka, ha condotto la campagna green per il candidato sindaco Giuliano Pisapia nella lista del Pd ed è rientrata in aula questa volta sui banchi della maggioranza. Non è stata rieletta nel 2021, e sicuramente si è risparmiato (altre) dure critiche da sinistra contro la vendita di San Siro (Milly Moratti ha aderito al fronte salva Meazza) e sul caos urbanistica. Ora si vedrà.
