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Ad Ankara il vertice che può ridisegnare la Nato: dalle spese militari all'Ucraina. E Trump parla con Putin

Ankara misura la tenuta dell’Alleanza: spese militari, Ucraina e Fianco Sud al centro, mentre la telefonata Trump-Putin riapre il dossier negoziale

Una foto del meeting E5 a Berlino il 24 giugno 2026
Una foto del meeting E5 a Berlino il 24 giugno 2026
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Il summit Nato del 7-8 luglio ad Ankara non sarà soltanto una riunione dedicata all'aumento delle spese militari. Dopo l'accordo politico raggiunto all'Aja nel 2025, gli alleati sono chiamati a dimostrare come intendano raggiungere l'obiettivo del 5% del Pil entro il 2035, un impegno sottoscritto anche dall'Italia.

Sul tavolo si concentrano alcune delle questioni più delicate per la sicurezza euro-atlantica: il futuro del sostegno all'Ucraina, il nuovo equilibrio tra Stati Uniti ed Europa, il rafforzamento del Fianco Sud, la produzione industriale della difesa e il ruolo della Turchia. Il tutto mentre, alla vigilia del vertice, Donald Trump ha avuto una lunga telefonata con Vladimir Putin e successivamente con Volodymyr Zelensky, riportando al centro dell'agenda diplomatica il dossier ucraino. Il presidente degli Stati Uniti, parlando al telefono con il leader russo per quasi 90 minuti, si è offerto di aiutare a trovare una soluzione alla guerra in Ucraina, ha riferito l'assistente del Cremlino Yuri Ushakov in commenti resi pubblici questa mattina.

Ucraina, la telefonata Trump-Putin cambia il clima del summit

Secondo il Cremlino, il presidente americano ha ribadito la disponibilità degli Stati Uniti a lavorare per una rapida soluzione politica del conflitto, proponendosi come facilitatore di un possibile percorso negoziale. Mosca, dal canto suo, ha confermato di voler perseguire una soluzione politico-diplomatica, ma continuando a rivendicare le proprie condizioni strategiche, in particolare sul controllo delle aree occupate dell'Ucraina orientale.

Poche ore dopo Trump ha parlato anche con il presidente ucraino. Il leader di Kiev ha definito il colloquio "molto positivo", sottolineando come Washington abbia confermato la volontà di continuare a lavorare per la fine della guerra. Entrambi hanno lasciato intendere che il confronto proseguirà direttamente ad Ankara, dove l'Ucraina resterà uno dei temi centrali del vertice.

La bozza della dichiarazione finale della Nato conferma infatti che gli alleati intendono mantenere il sostegno militare a Kiev: sono previsti circa 70 miliardi di euro di assistenza per il 2026 e l'impegno a garantire livelli analoghi anche nel 2027, mentre la Russia continua a essere definita la principale minaccia alla sicurezza euro-atlantica.

Difesa, 5% del Pil e nuova sicurezza: cosa decideranno i leader

Il tema più visibile sarà quello degli investimenti nella difesa. Ad Ankara si discuterà soprattutto di come spendere queste risorse. La Nato vuole accelerare la produzione industriale di armamenti, rafforzare le catene di approvvigionamento, investire nelle nuove tecnologie e migliorare la resilienza delle infrastrutture critiche. Accanto alla spesa strettamente militare, entreranno stabilmente nella definizione di sicurezza anche cybersicurezza, energia, mobilità militare, protezione delle reti strategiche e risposta alle emergenze.

Il summit servirà inoltre a verificare il cosiddetto "burden shifting", cioè il progressivo trasferimento di maggiori responsabilità agli alleati europei, mentre gli Stati Uniti concentrano sempre più attenzione sull'Indo-Pacifico. Il segretario generale Mark Rutte punta a dimostrare che gli aumenti di spesa annunciati negli ultimi mesi si stanno traducendo in capacità operative concrete e non soltanto in promesse politiche.

Il Fianco Sud, Trump e la tenuta dell'Alleanza

Oltre all'Ucraina, Ankara sarà anche il summit del Mediterraneo. L'Italia spingerà per rafforzare il peso strategico del Fianco Sud, chiedendo maggiore attenzione alle crisi che interessano Nord Africa, Sahel, sicurezza energetica, terrorismo e flussi migratori. La Turchia, paese ospitante, punta invece a valorizzare il proprio ruolo nella sicurezza regionale e chiede una più stretta cooperazione industriale e militare con gli alleati occidentali. Resta però Trump l'osservato speciale del vertice. Nelle ultime settimane il presidente americano ha nuovamente criticato gli alleati europei, sostenendo che il contributo statunitense alla Nato sia sproporzionato rispetto a quello degli altri membri e chiedendo un riequilibrio degli oneri. Nonostante queste tensioni, la dichiarazione finale riaffermerà con forza il principio dell'Articolo 5, ribadendo che un attacco contro un alleato equivale a un attacco contro tutti.

Per molti osservatori il vero successo del summit sarà proprio questo: dimostrare che, nonostante le divergenze politiche, l'Alleanza rimane unita sulle questioni fondamentali della deterrenza, della difesa collettiva e del sostegno all'Ucraina.

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