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“Adesso insorgiamo”. L’alleanza pro Pal-no Tav invoca la rivolta di piazza. Torna l’allerta a Torino

La saldatura tra antagonisti e islamisti per la manifestazione di oggi. Il rischio degli estremisti provenienti dalla Francia e dalla Grecia

La colonna Sopra, Andrea Bonadonna, uno dei leader storici e fondatore del centro sociale Askatasuna di Torino. Sotto, un momento degli scontri di sabato scorso in Val di Susa

«Vendetta di Stato», gridano oggi gli antagonisti. Le perquisizioni di ieri hanno aumentato la sete di vendetta contro le forze dell’ordine. E il mondo antagonista ha trovato oggi, nel giorno della manifestazione nazionale, il pretesto per unire il caso Askatasuna con la causa Propal. I No Tav hanno fatto un comunicato in sostegno dei compagni: «C’eravamo tutti e tutte quel giorno, accanto a compagni e compagne che da anni camminano al nostro fianco in Val di Susa».E rivendicano la loro azione: «In Val di Susa conosciamo bene queste dinamiche volte a intimidire e mettere a tacere con imputazione spropositata di reati e «danni» addebitati. E conosciamo bene la «violenza» di cui siamo costantemente chiamati a rispondere. Quella che ci vede difendere la nostra terra, le nostre case e i nostri ideali, che viene imputata a chi lotta per un futuro differente, lontano dalle dinamiche imperanti che sfruttano le persone e devastano i territori, facendo gli interessi dei più forti. Forti sulle spalle degli altri, di studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici, di tutte le persone che sono sacrificabili in un mondo disegnato per pochi». Per questo manifestano vicinanza, spiegano che non c’è la possibilità che loro indietreggino: «A tutte e tutti loro va la nostra solidarietà e gratitudine, con la consapevolezza che insieme possiamo resistere e possiamo costruire insieme un’alternativa migliore ai loUn amore, quello tra i «cocomeri» e gli antagonisti, che va però condiviso. I Giovani democratici, schiacciati sul radicalismo della loro segretaria Virginia Libero, hanno aderito volentieri alla manifestazione di «Aska» per celebrare il 7 ottobre. Del resto, sul fondo di questa storia, dimorano i tanti richiami tra Askatasuna e Anna Rossomando, già senatriro deserti».Il rischio è che, così com’è successo già altre volte, a Torino vengano richiamati i violenti da oltre confine, con un tam tam social che sta già varcando le Alpi. Oggi rischia di essere solo il primo di una lunga serie di appuntamenti di un altro «autunno caldo», perché sono già state chiamate piazze il 16 ottobre e il 30 ottobre: le sigle sono sempre le stesse, le motivazioni anche ma, di volta in volta, cercano di parafrasare le proprie rimostranze per farle sembrare qualcosa di diverso.C’è la solita convergenza tra la sinistra radicale e gli islamici italiani, che da 3 anni si sfruttano a vicenda per fare più rumore. La piazza di oggi, organizzata dai Pro Pal, si sta però caricando di nuove rivendicazioni. Oggi l’appuntamento è alle 14.30 in piazza Castello a Torino da cui partirà il corteo, esterno al centro cittadino, per il quale la prefettura, su indicazione della questura, ha viece dem ed ex vicepresidente del Senato. Nel novero dei rapporti istituzionali, ancora, come non citare il legame con Livio Pepino, ex capo di Magistratura democratica, toga No Tav, padre di Daniele, che si è addestrato in Kurdistan, nel 2012, con il Pkk. A Torino si fa prima ad elencare chi, a sinistra, non abbia mai avuto rapporti con il gruppo antagonista.tato travisamenti e bottiglie in vetro, anche alla luce della possibilità di infiltrazioni. Il corteo, nella sua parte ufficiale, non passa attraverso il quartiere di Vanchiglia, roccaforte di Askatasuna, ma si sono già viste in passato situazioni in cui pezzi di corteo si sono staccati per andare a provocare i militari che da dicembre presidiano il palazzo liberato in corso Regina Margherita 47. «Ad ogni repressione di Stato ci sarà sempre la lotta», si legge tra i commenti lasciati sotto le proteste di Askatasuna per i provvedimenti di ieri, parole che lasciano intuire che le braci, com’era prevedibile, si stanno riaccendendo.La solidarietà per gli esponenti dell’ex centro sociale occupato arrivano da tutto il Paese perché, dicono «l’opposizione sociale e l’autorganizzazione non si processano», il tutto con tanto di chiamata all’azione. «Insorgiamo», scrivono. Le immagini del 31 gennaio sono ancora vive, così come quelle del 25 luglio in Val di Susa: stessa violenza, stesse strategie e stessi componenti nei gruppi organizzati che hanno condotto gli assalti. L’attenzione è massima, anche perché la manifestazione odierna arriva a due giorni dalla nuova udienza per alcuni esponenti del Movimento No Tav, di Askatasuna e dello Spazio Popolare Neruda con l’accusa, tra le altre, di associazione a delinquere.

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