«Fa caldo, governo ladro!», anzi «governo fascista!». D’altronde, l’opposizione meteorologica, è un classico che affonda le proprie radici a metà dell’Ottocento. Nel 1861, secondo una delle ricostruzioni più accreditate, la pioggia battente avrebbe fatto fallire un’iniziativa politica mazziniana e, nei giorni successivi, sul giornale satirico torinese Il Pasquino, fondato da Cesana e Piacentini, sarebbe comparsa una vignetta che ironizzava sui tic degli oppositori di accusare l’esecutivo per qualsiasi cosa, arrivando al celeberrimo: «Piove, governo ladro!».
I tempi non sono cambiati così tanto, le temperature un po’ di più e dunque è occorso un piccolo aggiornamento.
Dunque, 165 anni e 138 governi dopo, con l’aggravante del cambiamento climatico, era inevitabile che la sinistra arrivasse al «fa caldo, governo ladro» o, più coerentemente con le proprie ossessioni, al «fa caldo, governo fascista». E sia chiaro: fa caldo veramente, ma come nel 1861 è difficile scaricare la colpa delle avversità meteorologiche sulla politica, specialmente sugli ultimi esecutivi. Senza scomodare i più petulanti tra gli esperti del settore: ci sono sicuramente delle responsabilità umane sull’imbizzarrirsi della colonnina di mercurio, c’è l’impronta digitale antropica in questo odioso caldo, ma non sono faccende che cambiano in una legislatura. Invece ieri Repubblica, con una certa malandrina malizia, ci confermava con un titolone in prima pagina che il 2026 è «L’anno più caldo di sempre». Uno scoop, non c’è che dire. Per poi chiosare che noi, cioè l’Italia, cioè il governo, cioè la destra, non facciamo niente. Come se bastasse pigiare il pulsante di un gigantesco condizionatore per risolvere un problema globale ed epocale. Infine, con un po’ di benaltrismo tendente all’esterofilia, si tentava di dare il là all’opposizione: «Mentre l’Italia si dilettava con le vicende riguardanti un giornalista, il governo inglese discuteva di come fronteggiare il caldo e gli incendi». E con il fattore Ranucci applicato al climate change siamo al di là del famoso effetto Lorenz per cui il battito d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas; e siamo anche ben oltre la più ironica e caustica immaginazione dei redattori del Pasquino. «Fa caldo, governo ladro», appunto. Uno spirito che già da tempo pervade parte del mondo progressista e inebria in particolare modo i talebani dell’ecologismo più estremo, quelli che - finite tutte le munizioni a disposizione - vogliono usare il termometro come una clava contro l’esecutivo. Anche a sprezzo del ridicolo.
Per carità, è vero che ora in politica vanno di moda i generali, ma quando per fare opposizione ci si appella ai colonnelli dell’aeronautica prestati alla meteorologia, beh, vuol dire che c’è grande siccità di argomenti. E, per la maggioranza, tira invece un buon vento.
