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In Alto Adige la piscina che apre dopo la chiusura solo per donne islamiche

A Salorno il paradosso di una piscina che ha deciso di dedicare un’ora alla settimana dopo la chiusura al pubblico alle donne islamiche, alimentando così l’isolamento invece dell’inclusione

In Alto Adige la piscina che apre dopo la chiusura solo per donne islamiche
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Piscina dedicata alle donne islamiche dalla chiusura al pubblico, e la chiamano integrazione. Il Lido di Salorno, in Alto Adige, si appresta a varare una decisione destinata a far discutere perché a partire da lunedì 27 luglio, ogni settimana dalle 18:30 alle 19:30, la struttura riserverà la propria piscina esclusivamente alle donne di fede islamica. L’intesa, siglata dal gestore Luca Lechthaler e sostenuta dal sindaco Roland Lazzeri, consentirà l’accesso alla vasca al di fuori del normale orario d'apertura, permettendo quindi l’uso del burkini.

L’iniziativa viene presentata come un passo avanti sul fronte dell’integrazione e del benessere, perché la tesi sostenuta è che l'orario riservato permetta di coinvolgere cittadine che altrimenti non frequenterebbero l’impianto nei momenti di apertura ordinaria, per via delle restrizioni religiose. Tuttavia, l'impostazione solleva perplessità sul piano logico e concettuale, visto che il principio fondante dell’inclusione presuppone la condivisione degli spazi, la partecipazione alla vita comunitaria e il rispetto delle regole comuni. Ma nel momento in cui si stabilisce una fascia oraria ad esclusivo appagamento di un singolo gruppo religioso, si applica una dinamica opposta, perché si attua una separazione di fatto. Riservare una struttura pubblica a una specifica comunità significa creare un gruppo chiuso, un modello che non favorisce l'incontro tra culture diverse, ma formalizza la divisione. La concessione di spazi esclusivi rischia così di trasformarsi in una forma di isolamento concordato, distante dal concetto di una società coesa e integrata. Una decisione che va in direzione opposta rispetto ad altri Paesi, dove viene vietato l’utilizzo del burkini nelle piscine, anche e soprattutto per ragioni sanitarie e di sicurezza.

“Ritengo assurda la decisione del Lido di Salorno, in Alto Adige, con il sostegno del sindaco di riservare la piscina in un determinato orario esclusivamente alle donne islamiche. L’iniziativa inoltre consentirà alle frequentatrici di fare il bagno utilizzando il burkini. È una scelta senza senso che non favorisce assolutamente l’inclusione ma piuttosto alimenta la segregazione con le donne separate dagli uomini e obbligate all’uso di un costume integrale per motivi religiosi. Altro che integrazione, in questo modo si istituzionalizza una forma di separazione tra uomini e donne e tra le diverse comunità”, ha sottolineato Silvia Sardone, vicesegretaria della Lega ed europarlamentare. “Con questa decisione si consente ad alcuni gruppi religiosi di isolarsi volontariamente, non aiutando le donne a integrarsi ma piuttosto a sentirsi emarginate e oppresse. L’uso del burkini come quello del velo integrale all’aperto non è libertà ma piuttosto sottomissione.

Non dobbiamo abituarci a un’integrazione al contrario ma piuttosto favorire la conoscenza dei nostri valori e dei diritti delle donne. Queste decisioni, vendute come iniziative per l’inclusione, vanno invece nella direzione opposta”,ha concluso Sardone, evidenziando proprio il paradosso.

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