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Fedelissimi, correntone e riformisti: tre partiti nel Pd di Elly

Dal cerchio magico agli avversari: ecco gli “universi” che non si parlano più

Quel malumore nel Pd contro la Schlein. "Ora servono risposte"

Non è mai stato un partito monolitico. Ma negli ultimi tempi il Pd sembra quasi composto da tre diversi partiti. Si è oltre il correntismo che per alcuni è solo figlio del pluralismo e della sommatoria di due tradizioni: ex democristiana ed ex comunista. E così all’alba della lunga campagna elettorale il Nazareno è diviso in tre sotto-partiti che fanno fatica a dialogare, figurarsi a individuare una leadership riconosciuta. C’è chi risponde al verbo di Elly Schlein e che non vede altro all’infuori della segretaria del Pd come candidato premier. I punti di riferimento di Elly sono di fatto due: Marta Bonafoni, promessa già sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, colei che starebbe già formulando le liste per le elezioni politiche. Nella war room c’è poi Igor Taruffi, nato nel 1979 a Porretta Terme, sull’Appennino bolognese, grande amico di Francesco Guccini, responsabile organizzazione del Nazareno, che studia già da capogruppo alla Camera o al Senato. Taruffi è il termometro dello schleinismo. Il partito di Elly tifa per Elly, non vede altro all’infuori di lei. E dunque spinge per le primarie, per le scontro diretto con Giuseppe Conte, dove tenterà il tutto per tutto.

Ecco poi il cosiddetto «correntone» che lo scorso anno a Montepulciano ha preso forma e che contiene al suo interno le truppe di Dario Franceschini, la sinistra di Andrea Orlando, gli ex bersaniani oggi guidati da Roberto Speranza. Da questa compagine che è un partito nel partito passano forse le sorti della leadership del centrosinistra. Qui si professano ufficialmente tifosi di Elly ma di fatto lo fanno perché non hanno un’alternativa da presentare alle primarie. A bassa voce auspicano che spunti un Prodi 2.0, un federatore che riuscirebbe a tenere insieme una coalizione che va da Matteo Renzi ai 5Stelle. E tratteggiano anche quali requisiti debba avere un profilo vincente: «Il candidato per vincere deve avere tre caratteristiche: Avere un mercato elettorale, saper gestire una coalizione litigiosa, saper amministrare». Tre indizi che rimandano a: Roberto Gualtieri, sindaco di Roma in forte ascesa in queste ore, Gaetano Manfredi, primo cittadino di Napoli sostenuto con forza anche dai 5Stelle, Antonio Decaro, governatore della Puglia. Tre amministratori che riscuotono successo e potrebbero emergere nel gioco dei veti incrociati. Al contempo dalle parti del «correntone» non disdegnano Giuseppe Conte, il leader del M5S che ha dimostrato di saper governare sia con il centrodestra sia con il centrosinistra. Dettaglio di non poco conto, Franceschini e Speranza sono stati entrambi ministri dell’avvocato del popolo. Ed è un disegno auspicato, quello che porterebbe Conte leader della coalizione, da Goffredo Bettini - ideologo del Pd, oggi direttore di Rinascita. In questo quadro il terzo partito è rappresentato dalla minoranza riformista. Una minoranza che nelle ultime ore ha acquisito più peso per la virata anti-Kiev di Conte e che immagina un Partito più riformista e una coalizione che dovrebbe essere guidata non da Elly, ma da una personalita come Giorgio Gori o Paolo Gentiloni.

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