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“Altro che Che Guevara, una testa di sedano”, De Luca demolisce Siher

Parole dure e prese in giro Youssef Siher, dai baffetti al paragone con Che Guevara. Ma sulle violenze di Milano l’ex presidente della regione Campania non scherza affatto

De Luca su Fakir

Quando Vincenzo De Luca parla c’è sempre da aspettarsi qualche battuta che farà discutere e anche questa volta ha deluso le aspettative di nessuno. Al centro del video lanciato come un missile: Youssef Siher, il volto del Movimento 17 ottobre, fermato dopo gli scontri di Milano e scarcerato. Ecco, De Luca lo ha preso in giro dalla testa ai piedi, tirando in ballo persino Che Guevara. Lui si immaginava il capo di un movimento di protesta come un rivoluzionario d’altri tempi, uno come il guerrigliero argentino, con lo sguardo fiero e l’aria da combattente. E invece, quando ha visto quel ragazzo alla tv, si è trovato davanti una “testa di sedano”, con i baffetti a coda di topo e un fisico non proprio imponente. A sentire De Luca, più che sulle montagne della Sierra Maestra, il giovane starebbe meglio in una riunione di qualche collettivo universitario. E il giudizio finale è ancora di più, una “mezza pippa”. Poi passa inevitabilmente a parlare di quello che è successo, il tono cambia. La decisione del giudice di scarcerarlo va rispettata, crede, ma questo non significa chiudere gli occhi davanti ai messaggi pubblicati dal ragazzo. “Intollerabili”. Tutto è chiarissimo, si può rispettare una sentenza senza trasformare automaticamente chi viene scarcerato in un eroe. Eppure, qualcuno a sinistra aveva già pensato di portare Siher in Parlamento. Tutto assurdo si potrebbe pensare. Mimmo Lucano aveva proposto -due giorni fa circa- di candidarlo con Alleanza Verdi e Sinistra. Fortunatamente a spegnere subito gli entusiasmi ci ha pensato Nicola Fratoianni, che ha detto di non volerlo nel partito essendo ideologicamente distante da lui.

Comunque, qualcuno lo difende e qualcuno no, ma sulle violenze e sui messaggi che le alimentano non c’è proprio nulla da ridere. Il diritto di manifestare va difeso, certo, ma le proteste non devono diventare il palcoscenico di episodi di brutalità inaudita per questo Paese e per le sue città.

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