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Renzi: “Altro che leader della sinistra. No a un Ranucci con queste opacità”

L’ex premier: “Se usassimo lo stesso metodo del conduttore di Report, dovremmo pensare tutto il male possibile”

Renzi e Ranucci

Matteo Renzi, leader d’Italia viva, è stato spesso oggetto delle attenzioni di Sigfrido Ranucci.

Presidente, non le fa sorridere il garantismo che Ranucci pretende?

«No, non mi fa sorridere: un finto garantismo, a senso unico, che provoca amarezza e desolazione. Se utilizzassimo il metodo Report con Sigfrido Ranucci dovremmo pensare tutto il male possibile della strana amicizia tra il conduttore e Lavitola».

Lei era direttore de «Il Riformista»: avete pubblicato la prima foto di Ranucci e Lavitola. Perché così tanto spazio a quella storia?

«Perché ci sembrava una notizia. E la reazione scomposta di Ranucci che mi mitragliò, molto preoccupato, di sms per tutta la sera mi fece subito capire che avevamo toccato un nervo scoperto. Certo non immaginavo che nella incredibile vicenda della bomba sotto casa potesse esserci un ruolo da parte dello stesso Lavitola, come i bravi inquirenti immaginano. Lascerei fare ai giudici. Con il dottor Lovoi e con il dottor Villani siamo in ottime mani, non debbo aggiungere nulla io».

La sua fu una reazione alla famosa storia dell’Autogrill?

«Ho fatto l’arbitro di calcio a sufficienza per capire che i falli di reazione sono sempre puniti con il cartellino rosso. Dunque, no, nessuna reazione. Ormai è chiaro a tutti, però, anche a chi non vuole vedere, che la vicenda autogrill è stata semplicemente un regolamento di conti tra settori dell’intelligence italiana. Dispiace che alla fine ci sia andato di mezzo io, ma non è una novità: in questi anni hanno cercato di sporcarmi con tutte le peggiori manovre del mondo e io sono sempre qui, tranquillo e rilassato. Chi mi voleva fuori dalla politica per via giudiziaria ormai è in pensione, io sono sempre qui. Il nostro scoop su Ranucci Lavitola era uno scoop giornalistico. E spero che sia stato utile anche a distanza di anni per capire la stranezza del rapporto tra i due».

Esisteva un piano per fare di Sigfrido Ranucci il leader del campo largo.

«Ma dai, non scherziamo. Forse Ranucci coltiva o meglio coltivava quest’ambizione. Ma il centrosinistra deve scegliere un leader vincente, non un giornalista dalle opache relazioni. Ci serve qualcuno che racconti un’Italia diversa sugli stipendi, sulla sicurezza, sulla sanità, sulla fuga di cervelli. La Meloni potrebbe stappare il miglior champagne se avesse Ranucci candidato contro. La verità è che il centrosinistra vince se dà soluzione ai problemi quotidiani delle persone. Serve una persona dotata di buon senso, non un Ranucci insomma».

Per questo lei ieri ha attaccato Salvini sui trasporti, ma il vicepremier le ha risposto che con il governo Meloni le cose vanno meglio che con il governo Renzi

«Non scherziamo. Non c’è un solo italiano che pensi che il ritardo dei treni di oggi sia paragonabile a quello di dieci anni fa. E comunque Salvini dimentica che il mio ministro era Maurizio Lupi, probabile candidato della destra a sindaco di Milano: fossi in Salvini eviterei di attaccare gli alleati. La verità è che Salvini ha già la testa al Viminale, vuole traslocare. E come gli ho detto in Senato ci sarebbero milioni di italiani che festeggerebbero questa scelta: non i leghisti, ma i pendolari. Non avere più Salvini ad occuparsi di treni sarebbe un piccolo passo per il Governo ma un grande passo per il Paese».

Nemmeno con Renzi i treni erano tutti in orario...

«Ho dimostrato, numeri alla mano, che dieci anni fa eravamo più puntuali. Ma se vogliamo dire che è sempre colpa di Renzi, facciamolo. Non mi offendo».

La sfida machista tra lei e il generale Vannacci? Mistica di destra?

«No. È che Vannacci fa lo sportivo e io gli ho proposto di fare la maratona. Lui mi pare sia andato in ansia da prestazione. Prima ha proposto la mezza maratona e gli ho risposto che le cose non si fanno a metà. Allora il Generale ha rilanciato mettendo insieme prima la Maratona, poi i cinquemila metri di nuoto. Tra poco mi proporrà il tiro alla fune e la corsa coi sacchi. Ma sulla Maratona e sul nuoto ci sto. Se il Generale si allena almeno evita di perder tempo con quei video ridicoli sull’antica Roma che fanno tanto Trump denoantri».

Ha visto la Salis? L’eurodeputata rischia di sostenere il suo Jobs Act

«Non esageri, il JobsAct è una cosa seria. E soprattutto con il JobsAct nessuno sfrutta nessuno. Mi fermo qui perché è meglio. L’unica Salis di cui abbiamo bisogno fa la sindaca a Genova e si chiama Silvia».

Caso Roggero. Che idea si è fatto di questa vicenda?

«Stiamo trasformando le sentenze dei tribunali in argomenti da bar dello sport. Io non voglio cedere a questa cultura che ridicolizza tragedie, come quella di Roggero, trasformandole in occasioni per politici in crisi di consenso. Salvini è già stato due volte a trovare il gioielliere: se va ancora gli danno dello stalker. Io penso che la destra dovrebbe astenersi dallo strumentalizzare casi come questo o come la famiglia nel bosco. E la sinistra dovrebbe capire dov’è l’umore profondo del Paese. Se l’Italia fosse governata dal buon senso, anziché dai social media, sarebbe un Paese migliore».

Schlein sulla sicurezza è assente. Lei ha una ricetta?

«Non ho ricette e non tocca a me. Recupererei tuttavia il messaggio che in queste ore hanno dato bravi amministratori come Michele De Pascale, presidente della regione Emilia Romagna o Enzo de Luca, già presidente della Campania e ora sindaco di Salerno. Anche l’ex capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha detto cose interessanti. Ripartiamo da qui: la sicurezza non è di qualcuno, è di tutti. La sicurezza non ha colore politico. Ogni voto che prende Vannacci sulla sicurezza è la dimostrazione che Meloni è in crisi e in difficoltà. Per questo la sinistra deve smettere di tentennare e avere il coraggio di attaccare su questi temi, non sullo scontro ideologico».

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