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Altro che scatto casuale in Autogrill. Ecco la relazione dei servizi sull’incontro

L’ex capo del Dis Belloni chiese spiegazioni e poi secretò tutto. Poi Gabrielli, da sottosegretario con delega ai Servizi, portò Draghi a confermare. E abolì uno dei due posti da vice dell’intelligence, poi preparò il prepensionamento di Mancini dopo l’incontro con Renzi

Fermo immagine del servizio della trasmissione di Rai3 'Report' dedicato all' incontro in autogrill tra il leader di Italia Viva Matteo Renzi e il l capocentro del Dis Marco Mancini, 10 maggio 2021. "Non � stato negato alcun diritto di replica all'onorevole Renzi. L'inchiesta di questa sera conterr� la seconda parte dell'intervista all'ex premier realizzata dal nostro inviato Danilo Procaccianti. Renzi aveva lamentato che dopo un'ora di intervista solo alcune parti erano state trasmesse. Non poteva certo sapere che nella nostra programmazione era previsto di utilizzarla su pi� puntate e su varie tematiche al fine di poter fornire un'informazione pi� completa possibile". Cos� Sigfrido Ranucci, curatore e conduttore della trasmissione. ANSA/FERMO IMMAGINE RAI3

Una lettera mai emersa prima, una relazione chiesta a Marco Mancini e, alla fine di quella catena, il segreto. È questo il passaggio finora sconosciuto che Il Giornale è in grado di svelare sul caso dell’Autogrill e che porta ai vertici dell’intelligence italiana. Perché subito dopo la puntata di Report sull’incontro del 23 dicembre 2020 tra Matteo Renzi e Mancini, Elisabetta Belloni chiede all’ex 007 il motivo dell’incontro con Renzi e che cosa si fossero detti. Belloni vuole per iscritto le giustificazioni sull’incontro diventato un caso nazionale. Mancini ricostruisce l’appuntamento e il contenuto della conversazione con l’ex premier. E questa relazione, di cui Il Giornale conosce i dettagli, diventa il passaggio decisivo della storia. Perché il 23 dicembre 2020 Renzi e Mancini si incontrano, il 3 maggio 2021 Report manda in onda le immagini, Belloni chiede la relazione, Mancini ricostruisce dettagliatamente e a quel punto viene opposto il segreto di Stato.

Solo dopo la puntata di Report, artefice di averlo trasformato in un caso politico-mediatico, e dopo la relazione di Mancini. Un passaggio che cambia tutta la prospettiva e svela come dietro quella fotografia, propinata come lo scatto fortuito di una professoressa che aveva riconosciuto Renzi in autogrill, si nasconde un documento ufficiale in cui uno dei protagonisti racconta allo Stato che cosa avvenne realmente in quell’incontro. Un racconto ritenuto altamente sensibile per la sicurezza nazionale, al punto da essere secretato. In un momento temporale che rende la storia ancora più significativa. Il 12 maggio 2021 il Consiglio dei ministri nomina Belloni, all’epoca segretario generale della Farnesina, alla guida del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Quando Belloni, mesi dopo, si sottrae alle domande dei pm di Ravenna, titolari del fascicolo contro Sigfrido Ranucci per diffamazione aggravata ai danni di Mancini, e oppone il segreto perfino al quesito sull’eventuale esistenza di incontri tra 007 e giornalisti di Report, l’allora sottosegretario con delega ai Servizi Franco Gabrielli chiede al premier Mario Draghi di confermare l’apposizione del segreto di Stato sull’affaire autogrill, mettendo così la pietra tombale sulla possibilità di ulteriori verifiche investigative. Gabrielli, d’altronde, aveva già assunto una posizione rigida fin dall’inizio del caso Renzi-Mancini. Le fantomatiche ombre addensate dal servizio mandato in onda da Report, con l’ex 007 Carlo Parolisi che a volto travisato riconosceva nel video il capo reparto del Dis, avevano spinto l’autorità delegata a porre in essere una linea intransigente contro il servitore dello Stato. Che era a un passo dalla nomina ai vertici dei servizi da parte del presidente grillino, poi sfumata perché qualcuno, già a gennaio prima che arrivasse nelle mani di Ranucci, aveva mostrato al premier il filmato dell’incontro, proprio nei giorni in cui Renzi stava lavorando alla fine del Conte 2 in favore di un esecutivo di larghe intese con a capo Draghi. In quel clima da complotto, Mancini non solo vide sfumare il passaggio al ruolo apicale al Dis prima che scoppiasse lo scandalo rimasto fino a quel momento tra le mura di Chigi, ma anche la possibilità di diventare numero due del Dipartimento. Perché quando il 14 maggio 2021, dieci giorni dopo la messa in onda del servizio di Report, il generale Carmine Masiello lascia la poltrona di vicedirettore generale per diventare Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, Gabrielli, saldo nella decisione di non promuovere la spia che aveva incontrato Renzi, prese un provvedimento straordinario, mai avvenuto nella storia dei servizi: abolì uno dei due posti da vice direttore, lasciando una gestione unica. E preparando il terreno per il prepensionamento di Mancini, prima con la sospensione della scorta e poi con l’invito a lasciare l’intelligence. Oggi le nuove rivelazioni confermano che la trappola dell’autogrill sarebbe il frutto di una guerra di potere all’interno dei servizi, in cui Report avrebbe giocato un ruolo di primo piano, visto che è proprio Parolisi, ex agente vicino a Gabrielli, a contattare Ranucci prima che si sapesse che Sigfrido aveva in mano il video dell’autogrill.

Lo stesso Parolisi, poche settimane fa, è stato convocato dalla Procura di Ravenna, ma l’ex spia ha trasmesso un certificato medico per sottrarsi alle domande dei pm, i quali, oggi che la premier Giorgia Meloni ha tolto il segreto di Stato, stanno indagando per ricostruire i rapporti tra 007 e Report. E potrebbero nuovamente convocare la Belloni. Anche perché, sebbene l’allora capo del Dis all’epoca preferì il segreto, oggi è noto che Ranucci è solito incontrarsi a piazza Mazzini con un alto ufficiale della Finanza ai vertici dell’Aise. Lo 007 è stato individuato, ma il nome è riservato.

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