Ambasciatore italiano arrestato a Manila: "Era con tre bambini"

È accusato di aver violato la legge sulla tutela dei minori

Ambasciatore italiano arrestato a Manila: "Era con tre bambini"

È una vicenda con parecchi lati oscuri quella che vede coinvolto l'ambasciatore italiano in Turkmenistan Daniele Bosio, arrestato dalla polizia di Manila, nelle Filippine, con l'accusa di aver violato la legge sulla tutela dei minori. La Farnesina si è attivata per chiare le circostanze che hanno portato prima al fermo e successivamente all'arresto del nostro diplomatico, assicurando la «massima trasparenza e rigore» sul caso. Trasparenza che però non emerge da una vicenda che sembra ancora tutta da raccontare. Da quanto si sa, Bosio, ambasciatore italiano ad Ashgabat, capitale turkmena, è rinchiuso nella cella di un posto di polizia nella periferia a sud di Manila da dove respinge con fermezza le accuse che gli vengono mosse. La legge in questione che avrebbe infranto è la nr° 7610 e riguarda «la protezione speciale dei minori contro ogni forma di abuso», redatta nel 1992 dal ministero del Welfare e dello Sviluppo Sociale, ai tempi della presidenza di Fidel Valdez Ramos. Una legge che raccolse il consenso dell'opinione pubblica internazionale e che valse allo stesso Ramos il Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica di Spagna per l'impegno sociale.

Secondo la polizia nella vicenda sarebbero coinvolti dei minori. Gli inquirenti sostengono addirittura che il diplomatico sarebbe stato trovato con tre bambini in un appartamento. Per l'Ong filippina Bahay Tuluyan, che lavora in coordinamento con la Onlus internazionale Ecpat (End Child Prostitution, Pornography and Trafficking) e presso la quale sono stati portati i bambini coinvolti nel caso, l'ambasciatore sarebbe stato trovato con loro nella stanza del resort in cui alloggiava. L'accusa è stata ribadita anche da un'attivista australiana. C'è però un'altra versione dei fatti, secondo la quale si tratterebbe di un malinteso e che il diplomatico sarebbe stato fermato mentre era con dei bambini in un parco giochi. Ieri con il trascorrere delle ore, e dopo essere stato sentito dal giudice per le udienze preliminari, il fermo si è tramutato in arresto a tutti gli effetti. Il diplomatico non ha più potuto accedere al proprio cellulare e alla posta elettronica, utilizzati per contattare la Farnesina e i suoi legali dopo essere stato tradotto in caserma. Nel frattempo dovrà produrre una memoria al giudice filippino che entro una settimana deciderà sui prossimi passi. La linea difensiva dell'ambasciatore è racchiusa nel malinteso e in una serie di documenti prodotti che certificherebbero le sue attività passate a favore dell'infanzia e della sua collaborazione con alcune Ong che si occupano nello specifico di tutela dei minori.

La notizia del suo arresto ha destato scalpore soprattutto nella città di Taranto, dove Bosio è nato nel 1968. Dopo aver conseguito nel 1991 la laurea in Scienze politiche presso l'Università Luiss di Roma, nel 1995 entra in carriera diplomatica ed inizia il suo percorso professionale alla Farnesina presso la Direzione generale Affari Politici. Nel 1999 si trasferisce all'Ambasciata d'Italia ad Algeri dove svolge la funzione di Primo segretario fino al 2002, anno in cui comincia a prestare servizio come Console presso il Consolato generale a New York. Nel 2006 torna alla Farnesina presso la Direzione generale Paesi Mediterraneo e Medio Oriente, dove rimane per quasi quattro anni. Dal 2010 al 2013 ha svolto l'incarico di Primo consigliere commerciale all'Ambasciata d'Italia a Tokyo. Il 2 dicembre del 2013 era arrivata la nomina ad ambasciatore d'Italia in Turkmenistan.

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