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Il silenzio tradito sugli spalti

A San Siro il minuto di raccoglimento per le vittime di Crans-Montana viene coperto da un urlo di chi voleva solo farsi notare: un gesto che va oltre la provocazione e racconta un’incapacità diffusa di fermarsi, anche davanti al dolore

Il silenzio tradito sugli spalti
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Un minuto. Provate a contarlo: ora che vi concentrate è già quasi finito. Eppure si chiedeva solo un minuto, di silenzio, però nella vita moderna sembra diventata una missione impossibile. Nel calcio soprattutto, quando si dovrebbe solo ascoltare il dolore. Che tristezza.

E’ successo ieri a San Siro: un minuto di silenzio per ricordare le vittime di Crans Montana interrotto dall’urlo del solito cretino che si voleva far notare. A lui, che pensava di essere spiritoso forse, ci rivolgiamo per chiedergli di fermarsi un attimo, perché evidentemente di più non riesce. E di pensare al dolore di quelle che famiglie che hanno perso un figlio nella maniera più atroce: non meritava davvero di mostrare un po’ di rispetto?

E poi, che vogliamo dire di quei tifosi – ma no, chiamiamoli gente, in un modo neutro, perché di più non meritano – che hanno trasformato il prologo di Atalanta-Roma in una vergogna? E che appena finito il momento di commemorazione non hanno aspettato neanche un secondo per lanciare i propri “vaffa” alla curva avversaria?

Così, gratis.

Ecco: loro sono solo pochi teppisti, si dice sempre in questi casi. Ma se ci fermiamo a pensare solo un minuto, viene il dubbio che – purtroppo – non sono cos’ pochi. E che non sono neppure più solo teppisti.

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