Non se l’aspettava nessuno, ma un maestro del giornalismo come Vittorio Feltri ama i colpi di scena. E la sorpresa arriva a Torino, nel corso di un convegno sulla sicurezza fra i cui relatori c’è il generale Roberto Vannacci. «In poco tempo - afferma il direttore editoriale del Giornale, ospite inatteso - ha messo in piedi un movimento che si è mangiato la Lega come antipasto. E poi non penso che sarà finito qui il pranzo». Un endorsement in piena regola è un problema in più per il centrodestra che vede crescere giorno per giorno Futuro Nazionale.
Vannacci interrompe il suo intervento e corre a stringere la mano del celebre giornalista: «Direttore, è veramente un piacere e una grandissima sorpresa averla qui». «È un onore essere qui», contraccambia Feltri. Cori. Applausi. Standing ovation. E le immancabili contestazioni che sempre accompagnano i comizi del leader di Futuro Nazionale. «L’Italia - urla una signora in mezzo al pubblico - è un paese laico». «La signora oltre che maleducata è antidemocratica», replica Vannacci che non si scompone. Fuori gli antagonisti srotolano uno striscione: «Fuori Vannacci da Torino». E lo scrittore Enrico Pandiani pubblica un post dai toni non proprio misurati: «Oggi a Torino l’aria è irrespirabile. Mefitica. Sa di marcio. Forse perché ci sono in città Vannacci e i suoi».
Insomma, il generale è un fenomeno e si porta dietro ammiratori e detrattori. Per Feltri, che fu fra i primi a scoprire la Lega e Umberto Bossi, si apre un nuovo ciclo. Ma dalle parti del centrodestra, almeno per ora, non ne vogliono sapere. Guai ad allearsi con lui. Per Forza Italia è incompatibile con la coalizione; la Lega poi lo vede come il fumo negli occhi e lo considera un «traditore»: del resto era stato Salvini, fra i mugugni di Zaia e tanti altri ortodossi, a promuoverlo vicesegretario del partito. Oggi, l’ascesa di Futuro Nazionale, almeno a sentire i sondaggi, appare inarrestabile e il movimento di Vannacci avrebbe scavalcato e distanziato la Lega, superando pure Forza Italia, ormai sulla soglia delle due cifre.
Che fare? Giorgia Meloni non accetta compromessi e tiene a distanza la pattuglia futurista: «Votano contro il centrodestra - ha ripetuto più volte - e non vedo grande differenza fra Vannacci e la sinistra». Anzi, Vannacci, secondo questa lettura, sarebbe la testa d’ariete necessaria al Campo largo per sconfiggere una premier fin qui imbattibile.
Una tesi che trova paradossalmente conferma anche fra i futuristi. Gira sul web un video in cui Riccardo Corsetto, membro dell’Assemblea nazionale dei futuristi, afferma: «Meglio stare cinque anni all’opposizione, poi Vannacci sarà presidente del Consiglio». Cinque anni in cui, secondo la vulgata futurista, governerebbero Conte e Schlein... Ma, si sa, tirare la volata all’avversario è un esercizio temerario che può portare lontano da dove si vorrebbe. Attilio Fontana, presidente leghista della Lombardia, allontana ogni ipotesi di collaborazione: «Noi non ci riconosciamo nei messaggi di Vannacci, - spiega a Radio Anch’io - credo che Vannacci faccia parte di un altro tipo di cultura, ma credo che la gente tornerà con noi».
Vannacci incassa imperturbabile, col vento in poppa: «Faccio a Salvini gli auguri per un’ottima Pontida e se fosse qui gli stringerei la mano».
Ma intanto, il Viminale dice no alla richiesta partita dai banchi del Pd di avviare lo scioglimento di Futuro nazionale in applicazione della legge Scelba, «C’è libertà di pensiero», chiude la questione il sottosegretario Wanda Ferro.
