La sacralità di certi monumenti non riguarda solamente il legame con la Chiesa ma anche quello con la storia del Paese. Esiste, infatti, una lunga serie di monumenti in Italia che non ha nulla a che fare con la religione ma che vengono considerati sacri in ricordo di coloro per i quali sono stati eretti e uno di questo è quello che ricorda la riconquista degli Arditi del IX Reparto d'Assalto sul Col Moschin. È un semplice cippo di granito con una scritta quanto semplice quanto importante per questo Paese: “Arresto offensiva austriaca e riconquista Col Moschin 1918”. Una pietra miliare per la storia italiana che qualcuno, come ha reso noto Paola Chiesa, deputata con Fratelli d'Italia nella XIX legislatura e responsabile del dipartimento della Difesa del partito, ha sfregiato.
“Sul Col Moschin qualche vile anti italiano ha pensato di attaccare un adesivo con la scritta ‘Free Palestine’ sul monumento che ricorda la riconquista degli Arditi del IX Reparto d'Assalto di questo colle sacro alla Patria il 16 giugno 1918. Provo pena e disprezzo per l'autore materiale del gesto”, ha scritto l’onorevole, definendo il tutto come “atto indegno”. Il monumento è stato probabilmente già ripristinato ma resta l’insulto ai militari italiani che si sono battuti con onore e gloria per questo Paese. Nel contesto della battaglia del solstizio, le truppe austro-ungariche erano riuscite a sfondare le linee italiane il giorno precedente, occupando posizioni strategiche tra cui il Col Fagheron, il Col Fenilon e il Col Moschin. Questa avanzata minacciava di aggirare l'intero schieramento italiano sul Grappa, aprendo al nemico la strada verso la pianura vicentina, il che avrebbe determinato il crollo della linea difensiva.
Per arginare il pericolo, il comando italiano ordinò un immediato contrattacco, affidando l'azione agli Arditi guidati dal maggiore Giovanni Messe. L'operazione scattò la mattina del 16 giugno senza attendere il fuoco di sbarramento dell'artiglieria per non perdere l'effetto sorpresa: gli Arditi scalarono le pendici del monte e assaltarono le trincee nemiche. L'attacco sul Col Moschin fu rapidissimo e altrettanto violento: la vetta venne espugnata in appena dieci minuti di durissimi combattimenti corpo a corpo, condotti principalmente a colpi di pugnale e bombe a mano. Vennero catturati circa 400 prigionieri austro-ungarici e recuperati numerosi pezzi d'artiglieria precedentemente perduti.
Le perdite tra gli Arditi furono straordinariamente basse per l'epoca: 5 morti e circa 80 feriti. Una battaglia scritta nella storia col sangue, che questo Paese non può permettere venga sfregiata da chi non ne conosce, o riconosce, il valore.
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