La premier Giorgia Meloni ha partecipato due sere fa alla cena organizzata dalla Camera nazionale della moda e il sindaco Beppe Sala (con lei nella foto) conferma che «è un bene che sia venuta perché il mondo della moda è importante da tanti punti di vista, per Milano e per il nostro Paese, crea lavoro. I protagonisti di quel mondo ne sono stati contenti». A chi gli chiedeva cosa farà a fine mandato - e non è un mistero che punti a un posto da senatore del Pd a Roma Sala risponde «non lo so, ma quello che spero è che la prossima giunta non rinneghi due percorsi che abbiamo intrapreso, quello dell’internazionalità e quello di una mobilità diversa».
Ieri ha presentato la Settimana della bici in città, dal 3 all’11 ottobre, ha difeso le (contestate) ciclabili. «Vorrei che la prossima giunta non arretrasse, ci siamo sforzati di proporre una mobilità diversa.
Non dobbiamo usare la macchina per forza, solo quando serve. Nelle grandi città del mondo tutti i miei colleghi di destra e di sinistra stanno affrontando questi temi e vanno tutti nella stessa direzione».
Le parole di Sala «suonano come il solito copione ideologico di fine mandato - contesta il segretario provinciale della Lega Samuele Piscina -.
L’internazionalità di Milano non è certo merito della sua giunta, ma nasce con la vittoria e la visione di Expo 2015, fortemente voluta dal centrodestra». E «il modo migliore per incentivare la mobilità alternativa non è imporre diktat o dipingere strisce per terra a caso, ma governarla e renderla sicura. La totale assenza di controlli su biciclette e monopattini è certificata dai numeri: a fronte di migliaia di violazioni quotidiane, tra mezzi sui marciapiedi, transiti contromano e semafori rossi ignorati, le multe elevate dalla Polizia Locale a questi utenti rappresentano appena lo 0,7% del totale. Si è creata una “zona franca“ di impunità che mette in pericolo pedoni, anziani e disabili».
