Il collettivo studentesco Osa, a Bologna, ha appeso un manichino ritraente il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara fuori dallo storico Liceo Minghetti. Il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni, esponente leghista, ha parlato di gesto «inaccettabile». La Borgonzoni si è auspicata una «ferma condanna» da parte di tutte le forze politiche.
Bologna è diventata un paradiso per chi dimora nei campi rom e per i maranza.
Tra il 2021 e il 2025 la Giunta guidata da Matteo Lepore e dal Pd ha speso quasi due milioni di euro per i «campi sosta», la definizione politicamente corretta di campi rom. Palazzo D’Accursio, nel periodo interessato, ha incassato 0 euro di utenze. Nessuno, a sinistra, si è preoccupato più tanto. I soldi stanziati hanno coperto le bollette, quindi, ma sono serviti anche per una serie di progetti di «accompagnamento» e di «superamento delle aree sosta», come nel caso di via Erbosa. Una scelta bocciata dall’opposizione consiliare. Fratelli d’Italia, con il consigliere regionale Francesco Sassone e con il consigliere comunale Manuela Zuntini, definisce il quadro «inaccettabile». Ma c’è di più. L’area di via Erbosa è stata «superata» nel settembre del 2022. Al suo posto, sono spuntate due micro-aree. I meloniani si domandano allora a quale scopo il Comune abbia speso «centinaia di migliaia di euro» per quel campo nomadi. «Nella pratica - approfondiscono Sassone e Zuntini - sono progetti che portano soldi nelle casse del Consorzio L’Arcolaio».
Ma per il resto «non si comprende quale utilità concreta possano avere».
Che gran parte del terzo settore sia vicino ai dem, in Italia, non è un mistero.
Tra le cooperative del Consorzio L’Arcolaio, per dire, c’è anche Società Dolce, presieduta da Pietro Segata. Quest’ultimo ha fatto campagna elettorale per Michele de Pascale governatore della Regione. E la settimana scorsa è stato ospite a Reggio Emilia della Festa nazionale dell’Unità. Ma al di là delle prossimità ideologica, quella che è ormai una «questione bolognese» riguarda soprattutto le scelte amministrative. L’altro volto dell’accoglienza bolognese interessa le comunità per minori. Le ispezioni della Procura stanno sollevando più di qualche velo d’ipocrisia. Le carenze igienico-sanitarie e il degrado sono stati registrati in più centri cittadini.
Tanto che nella «Comunità Itaca» le attività sono state sospese, mentre a «Casa Kirkù», che la giunta Lepore aveva indicato come centro di eccellenza per accogliere minori stranieri, sono stati sequestrati, tra l’altro, anche dei coltelli. Villa Angeli, ancora, l’hub che l’amministrazione aveva inaugurato in pompa magna, ha fatto parlare di sé anche per risse, sommosse, droga, aggressioni agli agenti e così via. Palazzo D’Accursio, si sa, non è tanto incline ai controlli.
E così tanti centri minorili si sono trasformati in un El Dorado per i maranza.
Marta Evangelisti, consigliere regionale di Fdi, ritiene che il sistema dell’accoglienza cittadino sia «al collasso». «Lepore - aggiunge - prenda provvedimenti invece di scaricare sempre le responsabilità su Roma». I meloniani pretendono che il Comune predisponga dei controlli per tutti i centri minorili della città. «Questi minori - chiosa la Evangelisti - spesso fuggono e commettono reati». Gli allontanamenti volontari dalle strutture - lo dicono le segnalazioni delle autorità - sono in aumento. Il «sistema Bologna» è sotto accusa da anni. Che la città cambi segno politico, però, resta paradossalmente improbabile.
