Braccio di ferro tra Lega e Forza Italia sulle prossime comunali di Milano. Il leader del Carroccio Matteo Salvini rilancia l’idea di fare le primarie del centrodestra, con la sua vice segretaria, Silvia Sardone, che si dice anche «convinta di vincerle». «Se non si decide al tavolo - spiega Salvini - il candidato lo scelgano i milanesi. Facciamo le primarie il secondo weekend di novembre. Più democratico di così...». Ma gli azzurri, che spingono la candidatura del sottosegretario alla Difesa Matteo Perego, non sono d’accordo e provocano la Lega, invitandola anche a considerare la corsa in solitaria: «Se dovessimo fare le primarie a Milano, è chiaro che a quel punto andrebbero fatte dappertutto. Non può essere un metodo a macchia di leopardo. Detto questo - osserva il segretario lombardo di Forza Italia Alessandro Sorte -, se non si dovesse trovare la quadra e la Lega volesse correre da sola, si andrebbe un po’ a rifare il vecchio Polo della libertà che nel primo governo Albertini a Milano vinse anche senza la Lega. Non sarebbe una tragedia». Il riferimento è al 1997, quando Gabriele Albertini vinse contro l’uscente leghista Marco Formentini con l’appoggio di Forza Italia e Alleanza Nazionale. E anche se «non tifo per questa soluzione - aggiunge Sorte - in via del tutto eccezionale, solo su Milano, non la troverei così drammatica». Pronta la replica del Carroccio, per cui l’unità del centrodestra è «un valore non negoziabile». Noi Moderati, che invece insiste per la corsa del suo leader Maurizio Lupi, respinge le «provocazioni» di Sorte che «gioca a perdere e a rompere il centrodestra». A mediare ci pensa Fratelli d’Italia, per cui l’unità della coalizione «viene prima di tutto». «Il centrodestra - dice il presidente del Senato Ignazio La Russa - troverà la sintesi con o senza primarie. Guai a fare muro contro muro». In serata Perego getta acqua sul fuoco evidenziando che è «legittimo che ognuno rivendichi le proprie ambizioni politiche» e auspicando che «si trovi presto una quadra nell’interesse prima di tutto dei milanesi». Ma l’azzurro sottolinea anche che «le primarie non ci sono mai servite perché abbiamo sempre avuto un programma politico condiviso e la capacità dei nostri leader di fare sintesi. Servono alla sinistra perché non ha una visione unitaria su molti dossier».
