Fino a ieri mattina era un segreto circoscritto nelle mura dei palazzi della politica. Dario Franceschini ha voluto però rompere quel segreto, raccontando tutto sulla sua malattia in una lunghissima intervista al Corriere della Sera: «Ho il Parkinson, è stata una botta tremenda. Un amico ha notato come muovevo le mani. Delrio, che è medico, mi aveva detto: trascini i piedi, fatti visitare». Parole choc, che hanno fatto il giro delle segreterie di partito e dei palazzi della politica. Perché Franceschini non è un parlamentare qualunque, è il grande regista del centrosinistra italiano, l’uomo delle trattative felpate, dei rapporti con l’alto Colle. In sintesi, una sorta di grande saggio che lavora alla costruzione del campo largo per renderlo competitivo e soprattutto vincente, visto che l’ultima volta successe nel 2006 e il leader della coalizione era Romano Prodi.
E così uno dei politici più influenti del Belpaese ha squadernato come la sua vita sia cambiata: «C’è da dire che la malattia ti toglie, ma per uno che fa il mio lavoro, finisce per darti. Azzeri le ambizioni personali, ti fa perdere quel senso di invincibilità che il politico si presume debba trasmettere, mostrando di non avere, quasi per definizione, timori, fragilità».
Continuerà a frequentare il palazzo, a svolgere il ruolo di senatore a Palazzo Madama, a fare telefonate e a ricevere nel suo ufficio che è una vecchia officina dell’Esquilino, a scrivere libri - a proposito il prossimo, la Fiuma, uscirà il 6 ottobre - e a essere uno dei capitani del correntone di Montepulciano, quello che insomma decide le sorti di ogni segretario. Non a caso proprio ieri è stato annunciato che alla Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia si confronterà con Matteo Renzi. E non è certo un dettaglio che sia proprio l’allievo di Benigno Zaccagnini a tenere testa all’ex royal baby della politica italiano. Perché solo un diccì come Franceschini riesce a contenere l’estro dell’ex premier.
Non molla, Franceschini, anche perché si è entrati in una fase politica delicata, essendo a dodici mesi dalle elezioni politiche. Franceschini, l’aggiustatore della coalizione, dialoga sia con Schlein che Conte, smussa da sempre gli angoli, dice e non dice, ma alla fine decide. E così solo una settimana fa aveva fatto sapere che forse sarebbe stato il caso di non celebrare le primarie perché avrebbero potuto logorare ancora di più una coalizione eterogenea.
Eppure tutto questo, l’annuncio del Parkinson, muta totalmente la prospettiva politica di Franceschini.
Perché in un amen quel segreto è diventato di dominio pubblico. Si sapeva da qualche mese nei corridoi di Montecitorio e Palazzo Madama che qualcosa non andasse nella direzione giusta. Tutto però restava coperto. Nel frattempo ogni sua intervista indirizzava il centrosinistra ed è il motivo per cui veniva tirato per la giacca per qualsiasi ruolo, dalla presidenza della Camera fino al Quirinale. Già, il Colle. Uno dei nomi più quotati del campo largo per la successione di Mattarella in quota centrosinistra è proprio lui, già vice segretario del Ppi ed esponente di spicco della Margherita e poi del Partito democratico, cresciuto alla scuola democristiana ma nell’anno della diaspora degli eredi di piazza del Gesù si è schierato con il centrosinistra. E ora? «La malattia azzera le ambizioni personali» ha risposto a Fabrizio Roncone sul CorSera.
