Nostro inviato a Pontida
Se c’è un vincitore nella Pontida edizione numero 36 è sicuramente Umberto Bossi. Nominato, evocato, citato e soprattutto rimpianto da tutti. Ma proprio da tutti, magari dimenticando che ci fu un tempo in cui gli fu addirittura negato il palco.
C’è da dire che questa era la prima volta senza di lui in vita, ma la sua distanza fisica si è miracolosamente trasformata in un’assoluta presenza in spirito. Si era cominciato già sabato con la messa nell’abbazia dove era stato celebrato il suo funerale e poi, sempre durante la tradizionale vigilia dei Giovani Padani e proprio nel giorno del suo 85esimo compleanno, Giuseppe Leoni che con lui fondò la Lega ha piantato un ulivo nel parco del Pratone dove dal 1990 la Lega celebra il suo rito più identitario. Con lui Roberto Calderoli che per innaffiarlo utilizza l’ampolla originaria in cui ha raccolto sul Monviso l’acqua del Po nella sua sorgente. Poi il Va pensiero, ma ieri, dal palco, la strigliata. «Ringrazio per quello che abbiamo fatto piantando l’ulivo, ma mi incavolo come una bestia perché è inutile applaudire e gridare Bossi, Bossi, quando poi eravamo là in quattro». Non solo. «Vi dico che il Va pensiero cantato da quattro così stonati non si era mai sentito, ma era un Va pensiero veramente sentito. Quando dite Bossi, Bossi, venite anche a ricordarlo», ha tuonato. Sottolineando che lui «rispetto ai politici di oggi non ragionava sull’oggi, sui sondaggi e sui like, ma ragionava a 10 anni. E questo vuol dire volare alto». A evocarlo pure il presidente della Camera Lorenzo Fontana, utilizzandolo anche lui per strigliare qualcuno. «Bossi rimarrà sempre nel nostro cuore, è stato per noi come un secondo papà. Io credo che se i nostri padri che oggi non sono qui con noi, ma sono qui nello spirito, potessero dirci qualcosa ci direbbero che non hanno fatto sacrifici combattendo ogni giorno, per vederci litigare. Non è per quello che è nata la Lega». Aggiungendo che «se è il partito più vecchio del parlamento, trae le sue origini dalla storia, quando a Pontida ci fu un’alleanza di popolo per affrontare il Barbarossa. Noi siamo storia, voi siete storia». E oggi per tutti il padre nobile di quella storia è proprio Umberto Bossi.
GdF
