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Salvini cala l’asso e spiazza la fronda. “Congresso subito per stare compatti”

Il segretario raccoglie la sfida dei governatori, rompe gli schemi e si rimette in gioco. I suoi: “Non c’è alternativa”

Vice-President of the Council of Ministers and Minister of Infrastructure and Transport Matteo Salvini during the Traditional Lega Rally in Pontida ( Bergamo ) , North Italy - Sunday , September 20 , 2026 . News (Photo by Spada/LaPresse)

La sorpresa piomba quasi sui titoli di coda, quando alcuni militanti hanno già lasciato il sacro prato e hanno infilato il lungo marciapiede che porta verso le auto e i pullman. Dal palco Matteo Salvini ha lanciato la candidatura di Silvia Sardone a sindaco di Milano, ha tuonato contro l’Islam radicale e i delinquenti cui deve essere stracciato il permesso di soggiorno, ha chiesto l’unità del partito e ha sferzato chi trasforma le critiche in titoli di giornale, per il gusto di scandalizzare e dividere. Poi ha chiamato l’applauso per Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che ha ucciso due rapinatori e resta in cella.

Potrebbe pure bastare per una giornata che vuole essere la celebrazione rituale di una storia cui tutti appartengono. Per di più, nel segno del padre fondatore, quell’Umberto Bossi che oggi non c’è più. Ma il segretario vuole chiudere questa stagione di contestazione e di fronda, alimentata dalla caduta dei consensi e dall’ascesa del generale Roberto Vannacci. Salvini forse si sente forte o forse no, fatto sta che all’improvviso rompe lo schema di una domenica ecumenica e si butta verso l’ignoto: «Domani al Consiglio federale proporrò di indire un congresso straordinario della Lega per ottobre». In quell’occasione il Capitano si rimetterà in gioco: «Ritorno al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia, e lo chiederò alzata di mano, sono disposto ad offrire la mia vita per i miei figli e per voi».

Il dado è tratto, i militanti applaudono, anche se lo:stupore prevale su tutto il resto e la piazza non si infiamma. «Io sto con Matteo», è scritto sulle magliette azzurre indossate da tanti giovani sotto il sole bollente. Ed ecco, lui vuole sapere se dare avanti così: Matteo mette sul piatto la propria testa e si rimette al giudizio dell’assemblea che potrebbe anche sfiduciarlo. Un anno e mezzo fa al congresso di Firenze la nomina di Vannacci a vicesegretario passò all’unanimità e nessuno si azzardò a mettere in discussione il segretario, anche se la Lega perdeva già colpi. Eccome.

Ora Salvini sembra prendere sul serio la sfida degli Zaia, dei Fontana e dei Romeo, vuole andare a vedere se hanno una carta da giocare e vuole spegnere quel rumore di fondo, un susseguirsi di veleni, suggestioni, allusioni. «Tanto - ripetono alcuni salviniani doc - se ci fosse un’alternativa sarebbe già emersa».

E invece non si palesa, forse perché non c’è. E allora al posto della resa dei conti virtuale, arriva la richiesta di conferma da parte del segretario. Anche se poi dovranno essere negoziate le condizioni di una possibile pacificazione. Ma qualcuno si proporrà in competizione con il Capitano?

Salvini accelera e anticipa, immaginando di poter strappare la riconferma. E convinto, a questo punto, di mettere a tacere la dissidenza strisciante: «E la prima voce fuori posto non farà un torto a me, ma danneggerà la voce dei militanti in tutta Italia e poi dovrà spiegare, non a me ma a voi, perché continua a fare regali alla sinistra».

Il ragionamento si allarga e diventa uno sfogo, una requisitoria in forma di telegramma contro gli ipercritici che stanno sull’uscio, contro gli ex, contro i vannacciani venuti su come funghi sul lato destro: «Non voglio perdere tempo e non accetto di dare il microfono a qualcuno che ha fatto altre scelte in passato, che ogni giorno attacca e infama la Lega. Certa gente senza dignità non può avere parola dove c’è Alberto da Giussano».

Echeggiano i cori: «Salvini al Viminale»; e compare pure uno striscione battezzato nell’acquasanta dell’ottimismo: «Andiamo a vincere, Capitano».

Poi, tutti a casa. I fischi che hanno disturbato l’intervento del dissidente Massimiliano Romeo e la claque che li ha contrastati passano, come tutto il resto in secondo piano.

Comincia il countodown verso lo strategico meeting. La prima tappa è quella di oggi, con il Federale in via Bellerio. Lì saranno decise le modalità con cui si svolgerà il Congresso straordinario.

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