nostro inviato a Pontida (Bg)
Quando il Fronte del Nord pensava di aver superato la prova del fuoco sul Pratone di Pontida indenne da fischi e contestazioni, Matteo Salvini sulla bilancia della trattativa ha messo lo spadone dell’Alberto da Giussano: un congresso straordinario per incassare la fiducia del partito e da lì tagliare alla radice qualunque possibilità di polemica interna.
Una richiesta di «pieni poteri» con cui preparare il rilancio della Lega e organizzare l’anno elettorale che ha colto tutti di sorpresa, a cominciare da chi ancora sabato aveva tentato di trovare con lui una mediazione alla richiesta di una maggiore rappresentanza dei governatori al vertice del Carroccio e un’organizzazione della Lega alla tedesca con un partito nazionale e tre branche territoriali divise tra Nord, Centro e Sud. Magari cominciando dall’Associazione proposta da Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Luca Zaia (prima fotina) e Maurizio Fugatti. «Vogliamo andare verso il federalismo e un partito organizzato con istanze che vengano dal basso, vogliamo ridare voce ai nostri territori», il mantra di Fontana. Ma ora, si discute già, bisognerà o bisognerebbe trovare qualcuno disposto a sfidare Salvini. Non facile. E non è un caso che il capogruppo alla camera Riccardo Molinari parli già di un congresso «unitario» come quello a Firenze un anno fa. Certo un papabile ci sarebbe ed è il suo dirimpettaio al Senato Massimiliano Romeo (seconda fotina). Una candidatura? «Non lo so, prima vedremo le modalità e poi sono tutte valutazioni che faremo insieme. Ce lo aspettavamo? No, ma è sicuramente una buona occasione per poter ribadire nella sede appropriata le istanze che buona parte della base ci sta indicando da tempo». Un mezzo passo avanti? «Il sintomo che c’è la necessità di rilanciare il partito e riguadagnare la fiducia dei nostri elettori: non solo per il bene della Lega, ma anche di tutto il centrodestra». Perché sono in molti a ripetere che solo un Carroccio in carreggiata può riportare a casa i voti finiti al generale Vannacci, anche se per ora solo nei sondaggi. E non a caso a puntellare Romeo fugando le velenose voci di una sua sostituzione con Claudio Borghi, arriva Zaia. «Direi che squadra che vince non si cambia», taglia corto l’ex governatore del Veneto, il più applaudito dopo Salvini. Un successo che però non lo indurrà a un passo in avanti che da tempo molti gli chiedono. Così come non sembrano intenzionati ad accettare la sfida altri big come Giancarlo Giorgetti (anche lui osannato sul sacro suolo) o Massimiliano Fedriga. A far la parte del vecchio saggio è Roberto Calderoli: «Io odio chi mette solo problemi e non trova soluzioni. Ho proposto due soluzioni che prevedono una delibera del consiglio federale e poi un congresso. In quella sede discuteremo».
